BATTLE ROYALE

La Battle Royale è un tatuaggio storico simbolo dell’influenza creatasi all’inizio del 19° secolo tra la tradizione orientale e quella occidentale.

I soggetti sono animali coinvolti in una battaglia mortale. L’aquila, il serpente e il drago sono i classici più utilizzati, anche se può capitare di trovare tigri, pantere o altri volatili.

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Molte volte lo si può trovare nella versione a due soggetti, solitamente aquila e serpente intrecciati. In questa composizione il significato principale è quello della dualità: il bene contro il male, il sacro contro il profano, il terreno contro l’ultraterreno.

Nella tradizione orientale l’elemento duale è molto presente, basti pensare a yin yang ed al concetto di equilibrio tra i due opposti, che è alla base di tutte le cose.

La Battle Royale è un tatuaggio complesso, che esprime appieno le sue potenzialità se fatto su larga scala, la composizione e l’equilibrio dei vari soggetti presenti è fondamentale se si vuole creare un tatuaggio armonioso.

Qui sotto vi mostriamo un video in cui il tatuatore americano CJ Fishburn esegue una Battle Royale partendo dall’orginale , eseguito da due maestri del tatuaggio di inizio ‘900.

Non fatevi spaventare dall’inglese e dategli un’occhiata!

 

 

Presented by Cathedral Tattoo. Produced by Josh Fletcher of Vita Brevis Films. CJ’s work can be viewed at Instagram.com/BoyGentleman.

(traduzione dall’originale)

“Nel documentario “The Battle Royale: In All Colors by Electricity,” abbiamo filmato la creazione in time lapse da parte di Cj Fishburn del Cathedral tattoo di Salt Lake City.
Cj ha usato un rilievo dell’originale flash in acetato che i maestri Huck Spaulding e Paul Rogers crearono per il tattoo sulla schiena di DC Paul.
Ci inoltreremo anche più approfonditamente nell’archivio di CJ per capire le origini di questo design da parte del “re del tatuaggio” George Burchett.
Burchett era molto in contatto coi tatuatori orientali che si spostarono dal Giappone post industriale per volare in Europa e il suo modo di lavorare rispecchiava la concezione giapponese del tatuaggio.”

Ringraziamo Dan Fletcher per averci inviato questo documentario e speriamo che vi sia piaciuto.

 

 

STEVE E ALE, 147INK

“Qui niente selfie e social, solo tatuaggi.”

Tornati dalle vacanze siamo pronti a portarvi al civico 147 di viale Monza (Mi), dove si trova un piccolo studio che fa proprio al caso nostro, uno di quelli che ci piacciono tanto. Ovviamente è il 147 Ink, non vi potete sbagliare.

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Alessandro

Ad accoglierci troviamo Stefano Del Carro e Alessandro Cantagallo, che collaborano ormai da due anni in un clima molto amichevole, ma non fatevi trarre in inganno: questi ragazzi hanno le palle.

Il percorso che li ha portati fin qui è un po’ atipico rispetto a quello che siete abituati a leggere nelle nostre interviste. Entrambi non vantano apprendistati in studi blasonati e sono cresciuti professionalmente in un ambiente più underground.

Andiamo con ordine: Stefano, nonostante abbia fatto per gran parte della sua vita l’operaio metalmeccanico, dopo i trent’anni si è appassionato a questo mondo. All’età di 38 anni ha avuto l’occasione di svoltare: ha iniziato con un apprendistato e ha poi aperto in collaborazione con amici il 147 Ink, che ha rilevato dopo un paio di anni.

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Steve

 

Ora insieme a lui lavora Alessandro che tatua in modo professionale da due anni, ma che ha alle spalle un lungo percorso di crescita. La sua gavetta è durata una decina d’anni ed è orgoglioso di definirsi un autodidatta:

“Uno zio mi procurò la mia prima macchinetta circa 10 anni fa. Tatuavo me stesso e gli amici e nel frattempo facevo altri lavori. La scelta di diventare tatuatore è stata ponderata, e anche se è da poco che lavoro a livello professionale,la mia passione per il tatuaggio è iniziata quando ero ancora un ragazzino. Purtroppo però ho iniziato a lavorare in studio nel periodo peggiore: la moda ha snaturato un po’ questo mondo.”

 

Si perché Stefano e Alessandro hanno una visione “vecchia scuola” di questa professione e, come sapete voi che ci seguite, anche noi di Traditional tattoo It la pensiamo allo stesso modo.

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Alessandro

“Quello che mi piace di questo stile sono la potenza e l’efficacia. Il tatuaggio Tradizionale occidentale fa parte della nostra cultura e, rispetto ad altri stili, è quello che più mi rappresenta. Facciamo parte di qualcosa che è nato molto prima di noi e continuerà anche dopo.” Ci dice Alessandro.

Stefano aggiunge: “Mi piace l’idea di perpetrare una tradizione e di agire secondo un’etica precisa.”

Infatti abbiamo notato subito che entrambi hanno un aspetto piuttosto pulito: mani, collo e faccia sono privi di tatuaggi. Quando gli domandiamo cosa ne pensano della moda di tatuarsi prima questi punti rispetto ad altri, storcono il naso.

“é una questione di buon senso, dice Stefano. Pensiamo che ci siano degli step da seguire e anche che la prudenza da parte del tatuatore sia importante. Quando tatuo ho una responsabilità nei confronti del cliente e della professione.

Continua Alessandro: “sono tatuaggi che ti devi guadagnare, e per un tatuatore sono traguardi che raggiungi col tempo. Il problema è che in Italia manca questa cultura: tatuarsi è spesso una moda priva di essenza. Per esempio in America o in Inghilterra, quando un cliente entra in studio, è molto facile che scelga al momento un flash tra le tavole che trova alle pareti, perché è consapevole di quello che vuole. C’è più fiducia nel tatuatore e più preparazione culturale. Qui al contrario è difficile educare la gente, perché spesso se non fai quello che si aspettano escono dallo studio e trovano qualcun altro con meno scrupoli.”

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Steve

“In parte è anche colpa nostra, ribatte Stefano, quando un cliente entra in studio è nostra responsabilità indirizzarlo. Io cerco sempre di mostrargli tavole e riferimenti che possono aiutarlo a scegliere un tatuaggio più consapevole. Qualche volta qualcuno capisce e cede. Fondamentale poi è la crescita da parte nostra, mi rendo conto che da quando studio la storia e i grandi classici, ho fatto un netto salto qualitativo, ho acquisito consapevolezza riguardo i soggetti e più sicurezza nell’interpretarli.”

Come sempre ci ricordano che la ricerca e il confronto con altre realtà sono il miglior modo di evolversi e allo stesso tempo mantenere la tradizione.

 

A questo proposito Stefano ci confessa:

“Lavorare con Alessandro mi ha migliorato perché l’interazione tra di noi mi stimola costantemente. Anche l’autocritica aiuta moltissimo: personalmente sono sempre contento del mio lavoro perché mi piace, ma non sono mai del tutto soddisfatto. Passo molto tempo a rivedere i miei lavori per capire dove posso migliorare. Io faccio tatuaggi, non mi sento affatto un artista ma piuttosto un artigiano, e faccio fatica ad apprezzare un tatuatore che antepone l’autocelebrazione ad argomenti concreti. ”

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Alessandro

Anche Alessandro si trova d’accordo: “io penso ai tatuaggi tutto il giorno, è uno status mentale dal quale non riesco a staccarmi. Se per qualche giorno non faccio una tavola ne sento subito la mancanza. Faccio tanta ricerca e mi piace sperimentare. Penso che il massimo per un tatuatore sia riuscire ad essere riconoscibile: arrivare al punto in cui qualcuno guardando un tatuaggio per strada riesca a capire che è tuo.”

A proposito di tavole: lo studio ne è pieno. Il logo è decisamente visibile già se siete dall’altro lato della strada e, se avete studiato un po’, non potete fare a meno di riconoscere i maestri di questo genere, i cui lavori stanno ordinatamente incorniciati sulle pareti rosse.

Aprire nel posto giusto può fare la differenza, riuscire a inserirsi in un contesto territoriale diventando il riferimento di zona non è semplice. Questi ragazzi ce la stanno mettendo tutta per far sì che questo succeda cercando di soddisfare le richieste dei clienti, e allo stesso tempo provando ad ampliare la conoscenza popolare di questo genere spesso sottovalutato.

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Steve

Durante la nostra visita abbiamo trovato un ambiente rilassato e accogliente, parlare di tatuaggi con Stefano e Alessandro è stato veramente piacevole ed è uno studio che ci sentiamo di consigliarvi. Sia che ne sappiate già o che siate alle prime armi riguardo al tatuaggio tradizionale, qui al 147ink potete trovare qualcuno con cui parlarne.

Da parte nostra qui da viale Monza è tutto per oggi, ma noi non ci fermiamo certo qui, continuate a seguirci per scoprire la nostra prossima tappa e fateci sapere cosa ne pensate di questo studio a due passi da Loreto!

 

Un saluto da tutto lo staff di Traditional Tattoo It

 

INFO

147ink:  Viale Monza 147, Milano

Tel:  02 8723 6169

pagina fb studio

Alessandro Cantagallo instagram

Stefano del Carro instagram

 

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BUILT STRONG TATTOO STUDIO

Il tatuaggio è come un diamante: costoso, inutile e dura per sempre” Hanky Panky

foto studio

Traditional tattoo it è di nuovo on the road e la tappa di oggi è il Built Strong di viale Gaio 6, qui a Milano.
Volete un Old school, un tribale, un giapponese? Potete passare qui sicuri di trovare tutto ciò che è tradizionale.
Lo studio ha aperto da poco, ma i ragazzi che ci lavorano dentro rappresentano il massimo che potete trovare, primo tra tutti Michelangelo Cornini, che ha deciso di aprire il Built Strong con l’intento di:”Dare al cliente il meglio,cercando di coprire tutti gli stili in maniera completa”.
Insieme a lui collaborano Marco Lari, Edoardo Benazzi, Max Brain, Silvio Pellico e vari guest artist, tutti con alle spalle anni di esperienza.

Iniziamo con Michelangelo,che ci racconta di come ha iniziato e della sua visione del tatuaggio tradizionale:

michelangeloio vengo da un posto di mare e mi sono appassionato a questo mondo grazie ai naviganti che vedevo da ragazzino. Ho cominciato a tatuare nel 1994. Ai tempi i tatuaggi non erano visti come ora, ed averli addosso era ancora qualcosa di estremo, o comunque identificabile con un determinato gruppo di persone. Mi ricordo che non c’erano studi su strada a quell’epoca, a parte qualcosa qui a Milano, ed era un mondo tutto da scoprire, molto più chiuso e magico. Già era difficile iniziare, immaginate avere l’attrezzatura adatta, e infatti una parte importantissima nell’apprendere questo mestiere era costruire il materiale, era un lavoro altamente artigianale. Oggi è tutto omologato in quanto i materiali sono forniti già pronti e tutti usano gli stessi, si è persa la parte di preparazione e costruzione degli strumenti da parte del tatuatore. Mi ricordo che prima l’arte di come costruire macchinette e strumenti era un segreto che veniva custodito gelosamente.”

Dopo aver appreso le prime nozioni Michelangelo decide di andare a San Francisco, dove frequenta uno studio per un annetto, imparando la tecnica e facendosi tatuare.

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quando sono tornato in Italia mi sono stabilito a Milano ed ho iniziato a lavorare facendo tribali, pensando che fossero una cosa semplice, ma mi sbagliavo di grosso. Col tempo ho scoperto che è un genere che richiede pazienza, tempo, precisione e dedizione. Continuo a studiare tutt’ora cercando solo libri e fonti sicure, e pratico il tatuaggio tribale in maniera tradizionale, senza permettermi nessuna licenza artistica. Per quanto tu possa essere un bravo disegnatore, non sarai mai in grado in due ore di abbellire un disegno che è stato concepito e studiato in centinaia di anni.
A differenza del tatuaggio occidentale, il tribale è più decorativo, veniva considerato da quelle popolazioni come una sorta di vestito e una cosa di cui andare fieri; infatti era eseguito dal Tufuga, il sacerdote del villaggio, una persona di grandissima importanza.”

Micheangelo ci spiega che in Europa e Stati Uniti molti si avvicinano al tribale senza conoscerlo a fondo e non capendo appieno la cultura da cui proviene. Alcuni clienti hanno la pretesa di poter adattare diversi stili e significati seguendo solo il proprio gusto estetico, stravolgendone così la tradizione originale. Per una questione di rispetto, Michelangelo si rifiuta di reinventare i soggetti classici ed è per questo che il 90% dei lavori che esegue sono dei cover up: sono molte le persone che si tatuano con leggerezza, spinte solamente dal fattore estetico o di moda.
Parlando di tradizioni ci agganciamo al discorso con Silvio Pellico, che nello studio si occupa principalmente di giapponese e old school.
pellicoAnche secondo lui il tatuaggio ha un profondo significato simbolico, ed è imprescindibile cercare di scinderlo dal suo valore estetico. Non preoccupatevi, ora ci spieghiamo meglio!

Arrivato nella scuderia Built Strong dopo aver fatto l’apprendistato da Stizzo e avendo lavorato qualche anno da lui, Silvio ha iniziato ad interessarsi sempre di più alla cultura orientale e al simbolismo legato al tatuaggio stesso.

la cultura giapponese è molto complessa e lontana dalla nostra, in oriente ogni movimento, ogni simbolo e ogni cosa seguono un ordine ben preciso, il cui scopo ultimo è ricercare l’armonia. Pretendere di conoscere tutta la tradizione che ci sta dietro è quantomeno presuntuoso, infatti di solito chi si avvicina a questo stile lo fa inizialmente per la sua valenza estetica, e per il modo in cui viene rappresentata la natura. Anch’io mi sto approcciando a questo mondo poco alla volta, cercando di disegnare soggetti di cui conosco la valenza simbolica, e imparando tantissime volte dai clienti stessi. Per esempio se arriva un ragazzo che mi chiede un determinato soggetto di cui non conosco il significato, vado subito a documentarmi. Il lavoro di ricerca è molto importante e andando avanti a studiare ho capito che bisogna sempre tornare alle origini della storia per capire quali sono i simboli fondamentali.

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La cosa che mi affascina di più del tatuaggio è che è una sorta di codice di cui è essenziale conoscere la struttura base, mi spiego: un’aquila vola e ti attacca, se non disegni in modo giusto becco, artigli e ali non è più un’aquila e il messaggio che il tatuaggio ti vuole dare non viene recepito.

Per questo mi piacciono tanto i tradizionali, con poche linee fai capire esattamente il messaggio che vuoi dare al disegno, è chiaro e simbolico alla stessa maniera, ed è studiato per rimanere nel tempo.”

 

E con i tradizionali spostiamo l’intervista su Marco, Edo e Max, che all’interno dello studio sono quelli che si occupano maggiormente di old school e di tradizionale occidentale.

Cosi come ci raccontano sia Silvio che Michelangelo, anche Marco ci conferma che il tatuaggio ha un fortissimo simbolismo al suo interno e bisogna stare attenti a quello che ci si tatua:
marco lari 1Con il multiculturalismo che c’è ora bisogna essere consapevoli di quello che ci si va a imprimere sulla pelle, fanno tutti i bulli con i tatuaggi chicani e i simboli delle gang, ma non si rendono conto che quei simboli vogliono dire qualcosa, stessa cosa per esempio con la simbologia tipica delle carceri russe e del tatuaggio criminale.”

Anche Edo si inserisce nel discorso, essendo lui un grandissimo appassionato di old school e una “bibbia”, come lo definisce Marco:

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fondamentale secondo me è il rispetto che bisogna portare al tatuaggio e ai maestri, ai vecchi di questo mondo. Almeno sapere chi sono e capire che senza di loro non ci sarebbe niente di quello che conosciamo oggi sul mondo del tatuaggio.I ragazzini si fanno fare di tutto dappertutto, si lasciano rovinare da tatuatori improvvisati e si tatuano in posti che renderanno difficile la loro vita lavorativa. Noi di base non tatuaiamo praticamente mai mani collo e viso, e se vedi anche noi che siamo completamente coperti siamo liberi in questi punti.
Per farvi un esempio Hoffman si è fatto tatuare le mani in tardissima età, solo dopo aver scritto una lettera a tutta la sua famiglia chiedendone il permesso! Per tatuarti mani e collo te lo devi meritare, devi aver dedicato la vita a questo mondo, purtroppo però le regole che c’erano anche solo 10-15 anni fa non sono più valide oggi, si è persa molto l’etica del tatuatore
.”

Edo ha fatto l’apprendistato da Gianmaurizio Fercioni e ha poi lavorato con Daniele Carlotti per anni prima di approdare qui al Built, e sicuramente ha avuto modo di capire e di conoscere il tatuaggio cosi come era inteso dalla vecchia scuola.

Anche Marco è passato da uno dei più importanti studi di Milano, avendo infatti appreso questo mestiere al Quetzal Tattoo di Angelo Colussi:
marco lari 4Mi ricordo che sono sempre stato affascinato dai tatuaggi, e ho chiesto la mia prima rivista di tattoo ai miei genitori che ero ancora un ragazzino. Ho iniziato poi a frequentare il Quetzal assiduamente, facendo sempre vedere i disegni che facevo, finchè un giorno Angelo mi disse:”ho deciso di insegnarti a tatuare”, ed è stato il giorno più bello della mia vita. Da li praticamente ho vissuto per i tatuaggi tutti i giorni, e ho fatto il classico apprendistato vecchia scuola: preparazione degli aghi, pulizia, gestione clienti e tutto quello che mi veniva richiesto. Sono cresciuto li con Angelo e con Stizzo, poi ho lavorato in diversi studi,al Saint Mariner, all’Officina Tattoo Studio, al Pellerossa, al Best of Times e infine sono approdato al Built Strong. Ho collaborato come ospite in diversi studi in Italia, da Samuele Briganti a Orbetello, allo Skinwear da Miss Arianna, da Mojo ad Avellino e da Vladi a Lecce. Ho partecipato anche a un po’ di convention sia in Italia che all’estero, ma devo dire che ora preferisco lo studio perchè riesco ad interagire con i colleghi e ad avere uno scambio tecnico e artistico migliore.”

Anche Edo è d’accordo con Marco:

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Preferisco essere ospitato negli studi sia qui che all’estero piuttosto che andare in convention. In questo modo posso conoscere meglio ambienti diversi e avere più scambio di esperienze con i ragazzi che ci lavorano. Sono stato sia a Los Angeles che a New York e questo mi ha permesso di conoscere meglio il tradizionale americano.”

Continuando con il discorso sul tradizionale, sul modo in cui i ragazzi dello studio si pongono nei confronti di questo mestiere, ci viene naturale chiedere come vedono la clientela di oggi e se ci sono differenze tra città e città.

Marco ed Edo ci raccontano cosi le loro sensazioni:

sicuramente ci sono differenze tra la clientela di oggi e quella di qualche anno fa, e devo dire anche che è molto diverso lavorare in città o in paese. Per esempio in provincia c’è molto più rispetto e fiducia nel confronti del tatuatore, cosa che qui manca, spesso il cliente è arrogante e pretende tutto subito, alle volte pure di insegnarti il mestiere!
Il ragazzetto di oggi non ha voglia di sbattersi, se per esempio io sono pieno per 2 mesi si stufa e cambia studio, spesso scegliendo una qualità inferiore. Noi siamo sempre per privilegiare la qualità alla quantità, ma è una cosa che purtroppo si sta perdendo andando avanti, il tatuaggio viene sempre più visto come un accessorio e spesso non ci si rende conto che è per sempre!”

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anche i reality e la massificazione del tattoo hanno cambiato le regole”, ci spiegano i ragazzi, “e come tutte le cose ci sono pro e contro. Ad esempio un messaggio sbagliato che danno è che ci vuole una puntata per fare una schiena intera e che puoi coprire qualsiasi cosa o cancellarla poi col laser. Con questo atteggiamento si perde tutto il fascino del tatuaggio inteso come tale ed è veramente solo visto come un oggetto da sfoggiare. La cosa positiva è che ora viene accettato molto di più rispetto al passato.”

Anche Max ci raggiunge e si unisce a questo discorso, che è un po’ il filo conduttore di tutta la nostra intervista. Anche lui ha fatto l’apprendistato classico al Colors tattoo di Varese, ed è appassionato di tattoo sin da ragazzino:

max brain 1mi ricordo che andavo ancora a scuola e ho visto questo signorotto con una madonna sull’avambraccio, sono rimasto forlgorato, per me era un mito!!! Appena dopo scuola ho iniziato a frequentare lo studio e a disegnare a cannone, e col tempo oltre ai disegni mi sono appassionato al tatuaggio vero e proprio.”

Continua Max:

quello che vedo mancare ai ragazzi di oggi è la passione vera, molti sono incentrati sull’idea di guadagno e dall’aprire subito uno studio, cosa sbagliatissima. Senza una solida base e passione si dura poco in questo ambiente. Una volta era più genuino, c’era più arte, e sicuramente c’erano dei modelli da seguire, con un’etica ben precisa.”

 

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la clientela è della più disparata, c’è sia il ragazzino consapevole di quello che sta facendo sia lo

 scoppiato di 40 anni, è molto variegato, ma come Marco ed Edo anche io vedo il tatuaggio alla vecchia maniera e sono in gradi di dire di no e di rifiutare determinati lavori.”

Questo discorso di etica e rispetto aggiunge valore allo studio, in contrasto con la tendenza che si riscontra oggi, studi altamente specializzati in sottostili particolari ma che poi non sono in grado di affrontare situazioni diverse o una clientela più ampia.

Il rispetto per il tatuaggio traspare da ogni cosa che i ragazzi ci raccontano, e la passione che hanno per questo mestiere è evidente, per esempio Michelangelo ci dice:

michelangelo 1io mi alzo alle 7, alle 9 sono in studio e do il massimo tutto il giorno, non faccio casino la sera e vado a letto presto. Solo restando concentrati e con la dedizione si può fare il tatuatore, la vita da rock star non mi interessa.”

Stesso discorso che riprendono tutti gli altri ragazzi, la dedizione e la passione portano a risultati, è il lavoro che parla per loro, non l’attitudine strafottente o da grande artista, per loro tatuare è un lavoro su commissione, in cui bisogna dare il massimo e soddisfare chi poi porterà il loro lavoro su pelle. Si può essere artisti quanto si vuole quando si lavora su carta, ma su pelle bisogna sapere che compromessi fare e come farli.

Ci sarebbero ancora moltissime cose da scrivere sul Built Strong tattoo, ma preferiamo che siate voi ad andare a farci un salto e a parlare di persona con questi ragazzi, in modo che possano trasmettervi la passione e il rispetto per questo mestiere, oltre ovviamente a farvi un lavoro di altissima qualità. Se volete approfondire i loro stili e vedere i loro lavori cercateli nei link che vi lasciamo qui durante l’intervista, noi di Traditional Tattoo It abbiamo preferito approfondire di più il lato umano ed etico di questo studio piuttosto che farvi una carrellata degli stili e delle tecniche dei loro tatuatori, anche perchè un po’ di segreto vorrete pure lasciarcelo no!!!

Alla prossima e ci sentiamo qui sotto nei commenti!

Un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

Built Strong Tattoo

Via Gaio 6, Milano 20129

02 36504144

shop@builtstrong.tattoo

www.builtstrong.tattoo

Di seguito vi lasciamo i link alle pagine Instagram

Michelangelo

Edoardo

Marco

Max

Silvio

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IL TATUAGGIO TRADIZIONALE GIAPPONESE

La storia del tatuaggio tradizionale giapponese è un argomento complesso e sicuramente non racchiudibile in un unico articolo, per questo oggi cercheremo di tracciare le linee guida che hanno portato il tradizionale giapponese a come lo conosciamo oggi, e i motivi per cui è profondamente diverso rispetto a quello occidentale a cui siamo abituati.

Partiamo!

edo2Le origini del tatuaggio in epoca preistorica sono simili in molte tribù sparse per i vari angoli del globo e in particolare possiamo già parlare delle prime forme di tatuaggio verso il 10.000 A.C., epoca in cui le donne delle tribù Ainu erano solite tatuarsi piccoli marchi sulla parte superiore del labbro in giovane età, in modo da prendere la forma degli dei da loro adorati cosi da confondere e spaventare i demoni che causavamo malattie e pestilenze.

Durante i millenni successivi il tatuaggio assume la connotazione spirituale e sociale tipica delle varie culture primitive delle diverse parti del mondo: oltre a curare le malattie e proteggere dagli spiriti maligni, conferisce anche lo status sociale ai vari membri della tribù stessa.

Dal 300 D.C. Il tatuaggio inizia a essere usato invece come marchio per segnare criminali e fuorilegge. Questa pratica è influenzata dalla cultura della vicina Cina, che vede il tatuaggio come qualcosa di barbaro e primitivo.

Più o meno nel 700 D.C. si ha la prima prova documentata di un tatuaggio usato come pena: “L’imperatore convocò Hamako, Muraji di Azumi, condannandolo dicendo: Hai complottato per ribellarti e rovesciare lo stato, saresti punito con la morte, ma sarai graziato e condannato ad essere tatuato.”

outlawIn questi secoli il tatuaggio viene quindi largamente usato come punizione e vi sono diversi tatuaggi riconoscibili come “criminali”, esempi sono una croce all’interno dell’avambraccio, una linea dritta all’esterno di esso o sulla parte superiore del braccio.
Questa tecnica viene definita Bokukei.
Ogni regione del Giappone adotta i propri simboli per identificare i criminali, ad esempio una di esse usa tatuare il carattere “cane” sulla fronte dei condannati, mentre altre utilizzano cerchi o linee sulle braccia o sul viso. Chi viene marchiato con questo tatuaggio solitamente rimane emarginato dalla società, non può più partecipare ai riti comunitari ed è ostracizzato anche dalla sua stessa famiglia, e questo per i giapponesi è una terribile forma di punizione.

Verso la fine del 17esimo secolo il tatuaggio abbandona la concezione di punizione, in quanto vengono stabilite altre forme di pena e chi lo porta inizia ad abbellirlo ed ingrandirlo con altri temi.

culiIl periodo definito “Edo” segna la cancellazione della pratica del Bokukei e il tatuaggio vive il suo massimo periodo espressivo. Portato con orgoglio da mercanti, pompieri ed artigiani viene influenzato da tutta la cultura classica ed i soggetti sono copiati dalle opere degli illustratori più famosi del periodo. Solitamente l’artista illustratore esegue il soggetto sul corpo, e dopo il tatuatore lo copia.

Questa epoca d’oro però subisce un brusco arresto con la fine del periodo Edo e l’ostracizzazione da parte del governo giapponese della pratica del tatuaggio, dichiarato ora fuorilegge. Questo avviene per fare buona impressione sul mondo occidentale che sta iniziando ad entrare in contatto con la propria cultura, ed ironicamente ai maestri tatuatori è permesso lavorare solo su clienti stranieri, che iniziano a giungere da molti paesi occidentali affascinati da quest’arte.
Tatuare un connazionale è però severamente proibito e molti degli artisti lavorano in clandestinità.

Questo è uno dei motivi per cui la Yakuza è associata al mondo dei tatuaggi e del perchè le cosiddette “body suit” vedono i polsi, gli arti inferiori, il collo e la parte centrale del petto libera: in questo modo i tatuaggi sono copribili dai vestiti e risultano invisibili.

Artist Tattooing Woman's Back

È solo con la fine della seconda guerra mondiale che il tatuaggio torna legale in Giappone, anche se oramai il costume e la cultura, soprattutto da parte degli anziani e del governo, lo vede ancora in modo estremamente negativo. In molti posti è vietato l’ingresso ai tatuati in bagni pubblici, spa o edifici comunali, ed in generale sono molto malvisti sul luogo di lavoro. Anche per strada è raro vedere un tatuaggio tradizionale giapponese, cosa che non avviene invece per quello occidentale, che viene portato con più disinvoltura dai giovani.

Ora questa è solo un’infarinatura generale sul mondo del tatuaggio giapponese e su come viene oggi visto in quest’isola, nei prossimi articoli svilupperemo maggiormente il legame tra il tatuaggio e il crimine, studieremo i soggetti classici e la tecnica dell’Irezumi e approfondiremo tutti gli aspetti che qui abbiamo solo accennato.

Speriamo di aver catturato la vostra curiosità e andremo ad approfondire insieme la cultura che sta dietro al tatuaggio tradizionale giapponese, cultura che è bene ricordare è estremamente diversa dalla nostra.

Alla prossima e ci sentiamo nei commenti qui sotto

un saluto da parte dello staff di Traditional Tattoo It

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LADY QUETZAL TATTOO STUDIO

Traditional Tattoo it è di nuovo on the road con le sue interviste, tappa di oggi il Lady Quetzal Tattoo studio a Milano, quartiere isola.

image4Studio tutto al femminile, gestito da Alice ( Lady Q) con la preziosa collaborazione di Valentina (Miss Buffa), in un atmosfera decisamente vintage, un po’ come il quartiere che lo ospita.
Infatti Alice non solo è ovviamente interessata al tatuaggio tradizionale, ma all’interior design, all’oggettistica e alle atmosfere retrò a cui si ispira anche per i suoi tattoo flash.

Classico è stato anche il suo percorso e il suo primo approccio al mondo del tatuaggio, come ci racconta lei stessa:

Ho iniziato nel 2000 al The Tattoo Shop di Daniele Carlotti, facendo la gavetta classica che ci si aspetta, quindi gestione del negozio e dei clienti, preparazione dei disegni, pulizia delle postazioni,rifornimenti vari e tutto quello che si richiede ad un apprendista.”

(Tra l’altro Alice è stata apprendista prima di Marchese, che abbiamo già intervistato qui.)

Sono rimasta 7 anni in studio con Daniele e Paolo Caraffa, e in seguito sono approdata al Quetzal Tattoo di Angelo Colussi, a cui devo moltissimo. Insieme abbiamo deciso di aprire questo shop qui in quartiere Isola, che come vedete rispecchia il mio stile”

 
image7Anche Vale ha fatto la gavetta allo storico Body and Soul del piercer Mr Fab, seguita dal fumettista tatuatore Gianluca Sigurani (Pikkio), ora resedent al Quetzal Tattoo. Tra i due studi infatti c’è molta collaborazione.

Mentre intervistiamo Alice sta preparando un tattoo per un suo cliente, e ne approfittiamo per chiederle se nota differenze tra quando ha iniziato lei e il modo di approcciarsi oggi a questo mondo:

Quando ho inziato io, gli studi di tatuaggi si potevano contare sulle dita di una mano. Le persone che si tatuavano erano una minoranza, e i veri appassionati facevano parte di una cerchia ristretta legata alle controculture e all’underground milanese. I tatuaggi più richiesti erano anche quelli più diffusi e solo con i clienti più affezionati, potevi permetterti quello che allora era un lusso, ossia disegnare qualcosa di originale. Oggi la diffusione di quest’arte è tale da permettere agli artisti di concedersi di avere uno stile molto personale, di avere una potenzialità di ricerca e pratica che sino a una decina di anni fa era difficile. Grazie ai social e agli altri mezzi di diffusione è più facile confrontarsi anche con altri artisti in tutto il mondo.”

A questo punto le chiediamo se con tutta questa diffusione del tatuaggio e con l’apertura di tanti nuovi studi si sia creato un clima di competizione maggiore:

image6mah sinceramente io non l’avverto, tra tatuatori professionisti e di un certo livello c’è un grande rispetto gli uni per gli altri. I clienti si affezionano a uno studio non solo per lo stile ma anche per come vengono accolti, e lo studio a cui si rivolgono deve essere un punto di riferimento anche per farsi suggerire altri tatuatori.
Come per ogni lavoro che è anche passione, bisogna prima d i esercitare questa professione, conoscerne la storia, almeno quella della propria città e farsi tatuare sempre, da tutti gli artisti che meritano. E prima di aprire uno studio, almeno averci lavorato per un po’, saper gestire la quotidianità e le emergenze!

Intanto Alice ha iniziato a tatuare, e visto che ci avviciniamo alla convention di Milano, le chiediamo come ci si trova, dato che il Quetzal ha un posto fisso da tempo.

Più piccole sono e più sono divertenti. Quelle grandi sono confusionarie, anche se hai la possibilità di lavorare fianco a fianco con dei mostri che altrimenti non avresti modo di conoscere di persona. Le convention sono un luogo di incontro e confronto: puoi renderti conto di quanto i tuoi lavori possano piacere fuori dal tuo contesto. Milano è stata importante per molti anni, ma ultimamente trovo che quelle di Parigi e Londra siano le migliori.”

Avendo girato per convention e studi esteri, Alice fa alcune considerazioni:

image5Ho notato ultimamente all’estero la tendenza a preferire un grande studio con più poltrone e un giro di artisti diversi sotto lo stesso tetto, in un clima di collaborazione e scambio che gli permette di raggiungere un’eccellenza insieme. Si può imparare da tutti: i più bravi e i più giovani. In Italia si tende a coltivare ognuno il proprio orticello, con una minore crescita personale.

Penso che il futuro di questo mestiere sia il coworking.”

 

Le chiediamo se questo discorso valga anche per il cliente:

Sicuramente ho notato che la filosofia del consumismo ha investito anche questo ambito.

La gente preferisce la quantità alla qualità. Come per i vestiti o il cibo la qualità si paga, ma le persone cercano sempre il risparmio. Mi capita di rimediare a orrori da 20 euro, e ogni volta dico ai clienti che è anche una loro responsabilità. Possono scegliere. È il discorso che facevamo prima, con i social, instagram, internet, tutti hanno la possibilità di vedere i tatuaggi e di informarsi, non serve essere per forza un tatuatore per rendersi conto se un lavoro sia fatto bene o no.”

image3A furia di chiaccherare ci rendiamo conto che il tempo a nostra disposizione è finito, un altro pomeriggio è passato in un lampo, e anche questa intervista ci conferma quello che già sappiamo e che sapete anche voi che ci seguite: informatevi! Cercate! Confrontatevi!

Il tatuaggio è vostro, ma lo volete un bel tatuaggio o no!?
Se Lady Quetzal vi è piaciuta passate a trovarla, noi come sempre vi lasciamo qui sotto tutti i link

Alla prossima intervista!
Un saluto dallo staff di Traditional Tattoo it

 

 

Lady Quetzal Tattoo
Via Thaon di Revel 20159 Milano
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OFFICINA TATTOO STUDIO



Rieccoci!
Dopo qualche tempo Traditional Tattoo It è finalmente tornata on the road.

Dimitri DalenoLa fermata di oggi ci porta in centro a Milano, in Piazzale Lima, dove lavorano i ragazzi dell’Officina Tattoo Studio.

Studio diverso da quelli a cui siamo abituati, perchè qui i ragazzi riescono a coprire tutti gli stili, così da soddifare le richieste della clientela.

Ecco quindi che oltre al nostro caro traditional troviamo il giapponese, il realismo, l’ornamentale, il lettering, il neotraditional, il pittorico, tribale e dotwork, new school,ripartiti tra i 12 artisti resident dello studio!

Katia PolastriSi, 12 artisti resident piu guest resident e guest occasionali, in un atmosfera di scambio e confronto di quelle che si potrebbero respirare ad una convention, ma il tutto racchiuso in uno studio.

In realtà in due, perchè l’Officina Tattoo Studio ha 2 sedi, la storica in Via Broggi e la nuova sede in piazza Lima.

 Dimitri hanno iniziato con un piccolo spazio, 2 postazioni e un sacco di passaparola. Essendo entrambi arrivati da altre realtà già affermate una buona base di clientela era già presente, grazie al discorso di fiducia che si instaura tra tatuatore e cliente.

Il percorso di Katia, che è al lavoro mentre la stiamo intervistando, è quello classico:

Ho iniziato ad approcciarmi al mondo del tatuaggio versoi 21 anni, e ho fatto l’assistente in studio da quell’età fino ai 28, poi mi sono detta, perchè non parto anch’io a tatuare!
Passare dall’assistente all’apprendista è stato un passo facile: oltre a occuparmi di tutta la gestione del negozio e della clientela ho iniziato anche a preparare il banchetto, sterilizzare l’attrezzatura e preparare gli aghi, (in quel periodo ancora gli aghi andavano saldati ad uno ad uno).
Fortunatamente essendo da anni in quello studio non ho avuto carenza di cavie per provare i primi tatuaggi e non mi sono mai autotatuata, ho imparato sin da subito a lavorare con diverse pelli”

Dopo questa esperienza insieme a Dimitri ho aperto l’Officina nel 2005, e da li a poco lo staff si è ingrandito a mano a mano, fino al 2013 quando abbiamo deciso di aprire questa nuova sede e siamo arrivati al numero attuale di artisti resident.

qweDicevamo prima che si respira un aria quasi da convention, e infatti la domanda su come lei si trovi in queste manifestazioni viene naturale:

Personalmente le trovo delle esperienze bellissime ed altamente stimolanti, ma sono faticosissime. Ti capita di stare a tuatuare per tutto il giorno, non vai mai a dormire prima delle 2-3 di mattina ed il giorno dopo devi affrontare di nuovo una giornata pienissima.
D’altra parte però ti ritrovi fianco a fianco con artisti che provengono da diverse parti del mondo, con cui ti puoi confrontare, da cui ti puoi far tatuare, o semplicemente il tuo vicino di stand è un tatuatore che non conoscevi e che scopri solo li in convention. C’è anche tutto il discorso attrezzatura, scopri le novità e cosa usano gli altri, ti completi ogni volta.

11667298_924309980948384_1594994838503802072_nStesso discorso vale per le collaborazioni, per i guest resident e per gli stessi resident dello studio: la possibilità di confrontarsi ogni giorno e di avere esperti nel proprio settore crea stimolo e confronto, in quanto la padronanza dello stile e del soggetto è imprescindibile per un tatuaggio fatto bene.

Katia infatti ci dice:
“io sono specializzata in un determinato stile, e l’ho acquisito nel corso degli anni. Nonostante penso che un tatuatore debba essere in grado di affrontare stili differenti in modo professionale, è inevitabile che col tempo se ne prediliga uno rispetto ad un altro, ma per esempio nel mio caso se uno mi chiede un polinesiano non lo affronto come tatuaggio, lo rimando ad un mio collega più ferrato nello studio di quel particolare stile.”

Per essere sempre al passo bisogna studiare sempre, provare nuovi metodi, nuovi materiali, nuove sfide e mai fermarsi, sedersi è la cosa che uccide qualsiasi tatuatore.

11828777_933275770051805_6934611593430459873_nNon capisco infatti il divismo, come in ogni campo ci sono le cosidette veline”, continua Katia “ma la competenza teorica rende l’artista completo, se vai bene solo in uno stile e non sei capace di affrontarne altri entro poco tempo non lavori più.

Per finire il consiglio per chi vuole affacciarsi a questo lavoro è sempre lo stesso: avere voglia, umiltà e accettare il percorso da apprendista, stare sotto un tatuatore e scoprire lungo il percorso questa arte.

Offiina Tattoo Studio è affiliata alla Milano Tattoo School, che rilascia l”attestato legale di operatore di tatuaggi e piercing, ma di questo ne parleremo in un articolo apposito, e nonostante questo il discorso del paragrafo sopra è ancora più valido: avere un attestato non fa di nessuno un tatuatore, il duro lavoro e la passione fanno andare avanti chi ha voglia di intraprendere questa strada seriamente.

Anche questa volta siamo giunti al termine della nostra chiaccherata, ringraziamo tutti gli artisti dell’officina tattoo studio e ci risentiamo sempre qui con le nostre prossime interviste e i nostri articoli!

Alla prossima!

Lo staff di Traditional Tattoo It

Officina Tattoo Studio
Piazza Lima 3, Milano
Tel: 0287388217 – 3474842620
Sito:  http://www.officinatattoo.com/

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MARCHESE & DAN CIPRIANI, THE BLACK RIVER TATTOO

Anno nuovo intervista nuova!
Per la prima intervista del 2015 Traditional tattoo It è andata a trovare Marchese e Dan Cipriani, al The Black River Tattoo.

Come fortunatamente ci è sempre capitato, anche qui abbiamo trovato ragazzi in gamba e un accoglienza strepitosa, oltre alla voglia di raccontarsi da parte dei due tatuatori a noi che alla fine siamo neofiti!

Taccuino alla mano, penna carica e subito il primo a essere messo “sotto torchio” è Marchese, che intanto è alle prese con una cliente ed una mongolfiera. Ci racconta il suo background, che è passato dai graffiti degli anni 90 allo studio dove lavora ora, e che lo ha visto imparare a fare questo mestiere in uno studio “su strada dal 1985”.

foto

Marchese

Ci racconta Marchese:
“ll mio percorso è iniziato a metà anni 90, quando facevo il graffittaro, assolutamente illegale!, e ho iniziato a lasciare il mio marchio. Da qui anche il nome “Marchese”. Poi sono passato al tatuaggio, e la prima cosa che ho fatto è stato farmi tatuare!  Ho fatto il mio primo pugnale su una gamba e poi dopo un mese subito un altro. Stavo cercando uno studio che mi facesse il tatuaggio e ho trovato questo che diceva: il primo su strada dal 1985. E’ il The Tattoo Shop di Daniele Carlotti. Il mio apprendistato è stato proprio da lui, ed è stato il classico apprendistato, vecchia scuola. Segretario, pulizia negozio e attrezzatura, disegno, disegno, disegno.

“Con lui ho iniziato davvero a fare i tatuaggi, e mi ricordo che il primo periodo non dormivo la notte, tanta era l’ansia per il tattoo del giorno dopo. Mi è piaciuto sin da subito la sensazione che ti dà tatuare un’altra persona: l’adrenalina, e la consapevolezza di sapere che non puoi sbagliare, è un one shoot”

pizza

Dan Cipriani

Dan invece si è avvicinato al tatuaggio durante il periodo della leva, dove già disegnava .

“ i miei commilitoni vedevano i miei disegni e andavano a farseli tatuare, così una volta finito il militare ho iniziato a farmi tatuare negli studi e da i tatuatori che stimo , tuttora lo faccio sempre per imparare e per prendere ispirazione.”

Parlando con Marchese e Dan il discorso continua su cosa intendono loro per tatuaggio, che cosa li spinge a fare questo lavoro e cosa intendono loro per traditional, per tradizione

foto 1

Marchese

 

Marchese ci dice:

”il tatuaggio tradizionale per me è quello vecchia scuola, quello dei maestri, sia che si parli di occidentale che di orientale. La differenza è che sull’occidentale all’inizio copi i grandi del passato per farti la mano,puoi ricalcare i disegni, ed il canone estetico è quello: una rondine si farà sempre così, una rosa sempre così ecc…
Ora invece ho iniziato anche a studiare bene il giapponese, e la differenza è che qui non puoi copiare per farti la mano, ci sono le linee guida ma devi essere tu a creare il tatuaggio”

Dan Cipriani

Dan Cipriani

 

Per Dan invece:

“parlare di tradizionale per me è un po’ riduttivo, sento ragazzini che dicono: io faccio solo tradizionale: si ma tradizionale rispetto a cosa? A me appassiona proprio il tatuaggio, sono sempre alla ricerca di fonti, colleziono libri, mi confronto con il lavoro di tantissimi altri artisti, sono affascinato dalla storia del tatuaggio e quello che mi spinge a continuare è la ricerca stessa. Una nuova cosa da apprendere, un nuovo modo, un confronto con un altro artista. Senza di questo, senza la “fame” di tatto, senza la voglia, tanto vale che appendi la macchinetta al chiodo.”

 

Anche Marchese concorda su questo, la ricerca continua e la voglia di migliorarsi, di non sedersi e non fossilizzarsi sui propri lavori o traguardi è importante, perché senza questa voglia sei finito come tatuatore e come studio.

Marchese

Marchese

In merito a questo tatuare in questo periodo è stimolante grazie soprattutto a internet: si ha modo di confrontarsi e di vedere i lavori di moltissimi tatuatori, cosa che quando Marchese e Dan hanno iniziato non c’era:

“passo sempre un paio d’ore al giorno a vedere i lavori di artisti che stimo, o di nuovi tatuatori che magari non conosco neppure. Con internet si scopre ogni giorno un talento nuovo, e c’è una condivisione che era impensabile 8-10 anni fa, dove eri limitato ai lavori dello studio dove stavi imparando e a quelli in zona”, ci dice Danora invece posso vedere cosa fanno i tatuatori da tutto il mondo, e mi stimola per continuare a migliorarmi e a crescere.”

Dan Cipriani

Dan Cipriani

Verissimo, ribatte Marchese:

“ogni tatuatore ti da qualcosa e ti lascia qualcosa, dal maestro che tatua da anni al ragazzino che ha appena preso in mano una macchinetta. Sempre bisogna mettersi in gioco, perché dietro l’angolo c’è sempre qualcuno più bravo, più avanti”

“i più grandi tatuatori sono sempre i più umili, e i più entusiasti del lavoro che fanno” (Dan)

Lo studio poi è sempre aperto a collaborazioni e Dan ogni anno ha il “mal di california”, per cui viaggia e si confronta con tatuatori californiani, gente di cui ha letto nei libri:

“è affascinante vedere come persone di  cui leggi nelle riviste e nei libri ti apra la porta del proprio studio e ti faccia sentire a casa. La prima volta che sono stato ospite in california all’ The Honorable Society non sapevo neanche cosa dire, e invece ho trovato ragazzi umilissimi che mi hanno lasciato tantissimo.”

Qui in italia Dan guarda con attenzione la scuola della capitale, dove ogni anno cresce qualche vero talento.

Marchese

Marchese

Oltre a Dan e Marchese, ora anche il cliente è affamato e “acculturato” sul mondo del tattoo, grazie sempre ai social e anche ai reality. Tutt’e due i ragazzi riconoscono che in qualche modo sono stati positivi, perché hanno sdoganato un po’ il mondo del tattoo e chi viene in studio sa già cosa vuol dire farsi tatuare, anche se ovviamente la realtà di uno studio è ben diversa da quello che il reality fa vedere.

soprattutto, dice Dan, il tatuatore non si deve mai mettere su un piedistallo, o pensare di essere un Dio che dice:io faccio solo questo. Niente di più sbagliato, il tattoo è di chi lo fa, non di chi ne parla. Un lettering, un tribale, un classico, devi essere in grado di fare quello che il cliente richiede.

“infatti io, ribatte Marchese, non sono in grado di fare un realistico o un ritratto, e non mi vergogno di dire al cliente di indirizzarsi verso un altro studio ed un altro tatuatore. Faccio tatuaggi, non imbratto la gente, se non sono in grado non lo faccio.”

I ragazzi ci tengono molto a questa cosa, visto che l’etica del tatuaggio un po’ si sta perdendo. Il rispetto tra tatuatori e tra tatuatore e cliente è fondamentale, ed è una cosa che bisogna tramandare da una generazione di tatuatori alla successiva, il tattoo è una tradizione che deve essere mantenuta da chi fa questo mestiere, non ci si può improvvisare tatuatori senza una vera passione, perché quello che è di moda passa, quello in cui credi resta.

Dan Cipriani

Dan Cipriani

“ogni giorno mi sveglio con il sorriso, dice Marchese, e sono grato a Daniele e a chi mi ha fatto entrare in questo mondo.  Ogni volta che imparo qualcosa, che miglioro, è come una rinascita, è sempre una riscoperta. Non so per quanto farò questo mestiere, ma di sicuro smetterò quando non avrò più lo stimolo a migliorarmi come tatuatore e soprattutto come persona.”

Detto questo ragazzi non sappiamo come chiudere al meglio la nostra intervista, se non dicendovi di documentarvi, di cercare il tatuatore che fa per voi, di andare allo studio, di parlarci. Il tattoo è una passione che passa tra tatuatori e tra clienti, è uno scambio anche umano di sensazioni ed emozioni.

Noi di Traditional Tattoo It vi salutiamo e vi lasciamo come sempre tutti i contatti dello studio, alla prossima intervista!

un saluto

Lo staff di Traditional Tattoo It

 

THE BLACK RIVER

Via Padana superiore 36

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LUCA SALA : OLD INK TATTOO

lucaWe’re Back!
E’ passato un po’ di tempo dall’ultima intervista ma non è passata la voglia di andare per studi a sentire “storie da tatuatori”; ed è per questo che navigatore alla mano Traditional Tattoo It è andata in quel di Cantù a Trovare Luca Sala, il “boss” dell’Old Ink Tattoo Shop.

L’Old Ink è lo shop su strada che ti aspetti, due vetrine, flash, quadri e disegni appesi alle pareti rigorosamente rosse, ormai un classico degli studi in cui siamo passati. Il bancone con la reception e le poltroncine per fare accomodare i clienti, e dietro un locale a parte dove si svolge il lavoro vero e proprio.

Mentre ci accomodiamo cade l’occhio su un quadro firmato Matteo Gubbini, e subito ci ricordiamo dei nostri amici dello Spaghetti Ink giù a Perugia, una delle primissime interviste fatte. E’ bello sentire l’”aria di casa”, anche per noi ultra neofiti, e vedere che un po’ tutti i tatuatori che abbiamo intervistato si conoscono e si stimano; da una bella sensazione!

Luca sta finendo un lavoro, un cuore traditional extra bold: poche linee, colori saturi e carichi, la giusta sfumatura e un rosso che si vede a chilometri. Questo è il marchio di fabbrica dei lavori di Luca Sala, traditional d’impatto con linee semplici, subito riconoscibili e fatti per durare, come ci racconta lui stesso:

5“Sin da quando ho iniziato per me il traditional occidentale è stato sinonimo di tatuaggio, è la prima cosa che penso se penso a tattoo. Mi piace rendere traditional qualsiasi soggetto, semplificare il disegno, ripulirlo e renderlo mio, riconoscibile; di solito i miei traditional hanno una linea bella grezza, bold, e i colori belli saturi. Qualche volta uso la doppia linea, tipo se devo fare capelli o dettagli che richiedono linee sottili, ma il primo amore è per il grezzo, il classico.”

I soggetti poi sono appunto i più vari, e vanno oltre i classici del canone traditional e marinaresco che tutti conosciamo:

“ per esempio ho fatto una serie di tatuaggi con i soggetti horror della Casa dei 1000 Corpi, o guardo su google delle foto reali di soggetti che mi interessano e da li parto e prendo spunto per renderli miei e tradizionali, la customizzazione del disegno è una cosa che mi caratterizza e di cui sono sempre alla ricerca.”

Infatti continuando l’intervista con Luca parliamo della clientela che ha nel suo shop ed il rapporto che si è creato con loro durante questi anni:

2“Mi ritengo fortunato perché ho una bella clientela, gente che si fida di me e viene apposta perché sa che tipo di tatuaggi faccio. Come dicevo prima personalizzare un disegno è importante, è un segno di passione e rispetto sia nei miei confronti miei che nei confronti del cliente, non tatuerei mai un soggetto che qualcun altro ha già addosso. È’ anche per questo che guardo poco i lavori di altri tatuatori, preferisco prendere spunto da foto su internet e fare il mio stile.

Poi la clientela che ho è fatta di appassionati, faccio veramente pochi walk in, la gente viene da parti diverse per il mio stile, ed è una cosa che mi riempie di orgoglio. Mi ricordo di una ragazza venuta dall’estero apposta per avere un mio tattoo, ed è stata una bellissima esperienza: dopo la seduta ci siamo fermati a pranzo insieme, proprio una gran giornata.”

Tanta gente che si è tatuata all’Old Ink col  tempo si è trasformata in conoscenti ed amici, ed il clima all’interno dello studio è sempre sereno e festaiolo, cosa che aiuta moltissimo a continuare a coltivare la passione, perché può non sembrare, ma stare in studio tutti i giorni tutto il giorno è una bella faticata.

4Ogni persona che passa  è diversa, e Luca ci racconta che in pratica il 90% della sua clientela è “strana”, ma si ricorda di una tizio in particolare:

“eravamo ad una festa rock n roll e vintage con la mia ragazza, ed abbiamo conosciuto questo vecchietto che veniva dagli Stati Uniti: ci siamo fatti la festa insieme e dopo è passato in studio, gli ho fatto un bel teschio cazzuto con un cappello da cowboy!”

Prendendo spunto da qui  gli chiediamo come è arrivato a fare il tatuatore e dei suoi viaggi in giro per studi e convention, in pratica vogliamo sentire un po’ la sua storia:

“Alla fine io il tatuaggio ce l’ho sempre avuto nel sangue, era destino. Mi ricordo che mi è piaciuto sin da piccolo, ogni volta che vedevo un muratore, un militare e gente tatuata stavo li a fissarli e a dire: che figata!

Ache mio padre era tatuato, ed i miei mi hanno sempre supportato durante la mia crescita, alla fine sono venuti in studio a farsi fare qualcosa!
Avendo visto sempre tatto old school, classici, quelli che vedi sui marinai e sui galeotti, per intenderci, è stato naturale per me fare del traditional il mio stile: è da sempre il primo stile che mi viene in mente se penso ai tattoo.
Finita la mia carriera scolastica mi sono iscritto a Brera e poi ho trovato l’apprendistato classico in studio, quindi pulire le macchinette, preparare i disegni, seguire i clienti,shop manager, il classico!
Da li mi sono spostato ad Erba e poi qui a Cantù, dove ho iniziato a gestire questo shop. E’ dal 2006 che tatuo.”

Con un po’ di anni di tattoo alle spalle, Luca ha avuto anche modo di uscire dall’italia e fare diverse guest negli studi in giro per il mondo:

1“ MI piace molto viaggiare e fare guest negli studi di tatuatori amici in giro: continuo sempre ad imparare e posso anche vedere la concezione che i clienti hanno di tattoo. Per esempio nei paesi del nord la gente è pesantemente tatuata, ed è molto preparata; negli Stati Uniti hanno una grandissima fiducia nei tatuatori: uno viene nello shop chiedendo un soggetto e poi lascia libertà all’artista su come farlo. Sono stato in Inghilterra e in Germania, dove il pedigree del tradizionale è altissimo; ho conosciuto anche Hoffman! Stare negli studi poi è stimolante e mi permette di concentrarmi sul mio stile e soddisfare i miei clienti, nelle convention mi sento un po’ più limitato e lavoro più su flash, anche se negli anni ne ho fatte veramente un sacco!”

 

Capite quindi che di cose questo ragazzo ne ha fatte, e che tutte le sue esperienze si riversano poi nei lavori che fa: nonostante sia specializzato nei tradizionali ha una grande empatia con i clienti, ed anche la clientela commerciale passa ogni tanto dal suo studio:

“non mi piace stare sul piedistallo e fare SOLO quello che dico io, mi sembra di sputare nel piatto dove mangio. Ancora oggi mi da molta soddifazione fare una letterina ad una ragazza che magari è al suo primo tattoo  e vuole essere seguita e consigliata, ed in ogni caso voglio che i miei lavori siano sempre tecnicamente validi, quindi mi capita anche di preferire una “commercialata” rispetto a non so un ritratto: so che non darei il 100% e indirizzo il cliente dall’artista che sa valorizzare al meglio quel soggetto.”

Negli ultimi tempi poi il tattoo è uscito un po’ di più allo scoperto e anche chi viene a farsi fare un pezzo qui all’Old Ink è sempre più preparato ed appassionato:

3“devo dire che sono soddifatissimo della mia clientela, gente che ne sa, che sa cosa vuole, e che soprattutto mi da fiducia, un po’ all’americana come ti dicevo prima: mi dicono il soggetto e mi lasciano fare. Io Cerco di ripagare questa fiducia dando il massimo e facendo qualcosa che soddisfi in pieno il cliente e me, alla fine sono i miei lavori quello che la gente si porta sulla pelle!
Nonostante in Italia siamo anni luce indietro rispetto agli altri paesi sul tattoo e ci sia ancora un sacco di bigottismo, sembra che piano piano ci si sposti nella direzione giusta”

 

Anche noi di Traditional Tattoo It speriamo che continui in questa direzione e che ci sia sempre più informazione e consapevolezza riguardo ai tatuaggi, qualunque stile vi piaccia e qualunque cosa volete fare.

Anche per questa volta abbiamo finito il tempo e lasciamo andare Luca a casa dopo la giornata piena in studio, qui sotto trovate tutte le info per trovare lui e l’Old Ink a Cantù, fateci un giro!

E ricordate:

“non cercate per forza un significato forzato a qualsiasi tatuaggio, fatevelo anche perché è bello cazzo, un filler sta bene perché è un filler, un pezzo vi piace perché vi piace, non fatevi le pippe mentali!”

Alla prossima!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

 

CONTATTI

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Di LUCA SALA

Via Dante 11 Cantù
Tel: 031 706861

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STIZZO, BEST OF TIMES TATTOO

“mi ricordo che giravo per convention con i miei set di tavole in vendita, e con le prime 500mila lire sono andato subito a comprarmi la macchinetta per le linee!”

Siamo tornati a fare interviste!

Anche stavolta siamo a Milano, fermata Porta Romana: 2 passi a piedi ed eccoci arrivati in Via Anfossi 2, dove ci aspetta Stizzo ed il suo Best Of Time Tattoo!

stizzo 4Il Best Of Times è uno studio su strada, un classico, e la vetrina mostra il salottino d’ingresso, con le immancabili tavole appese alle pareti e gli scketch book per i clienti. Noi però veniamo accolti nella saletta dove si tatua, dove troviamo Stizzo alle prese con un pezzo che prende tutto un braccio: le linee sono pronte, ci si porta avanti con un po’ di sfumatura e per questa volta la seduta è conclusa!

Ci prepariamo così alla nostra chiacchierata, e iniziamo a conoscere meglio Stizzo, che ci racconta un po’ la sua storia:

stizzo 3

“ Ho iniziato a tatuare negli anni 90, durante il periodo del servizio civile, ma la passione è nata qualche tempo prima, mi ricordo che avevo questo amico, e il suo fratello maggiore era tutto tatuato: per me era un grande! Ho iniziato anch’io a farmi i primi tatuaggi e d al lì è scoppiata la passione. All’epoca ero un graffitaro, ma col tempo mi sono reso conto che usare le bombolette non mi dava più la soddisfazione che cercavo, ed ero pieno di bozzetti su carta e di disegni già sfumati e colorati, e passavo sempre un sacco di tempo sui fogli. Da lì ho iniziato a disegnare bozze per le tavole ed ho trovato uno studio che mi facesse fare apprendistato. 

Negli anni 90 l’apprendistato voleva dire imparare a usare l’autoclave x la sterilizzazione, pulire gi strumenti, preparare gli aghi e saldarli sulle barre, non era come adesso! Il mondo del tatuaggio poi era ancora molto acerbo, si conosceva poco e non c’era internet per prendere le informazioni e vedere i disegni. Ho tatuato quindi prima l’amico, poi l’amico dell’amico e così via!
Piano piano sono entrato nel giro, ho lavorato in uno studio a Peschiera Borromeo e poi sono entrato nel giro degli studi milanesi: già a metà degli anni 90 il divario tra periferia e città era enorme, a Milano c’erano già studi con tatuatori di fama nazionale!”

Continuando a chiaccherare con Stizzo gli chiediamo poi come mai ha deciso di fare suo lo stile tradizionale piuttosto che un altro, e ci racconta:

stizzo 1“in realtà il mio primo approccio artistico al tatuaggio è stato il giapponese, essendo un ex graffitaro mi trovavo a mio agio a coprire spazi grandi e l’impatto visivo di una tela giapponese mi esaltava. Andando avanti con lo studio ed il disegno mi sono poi avvicinato al tradizionale, ed ho scoperto che utilizzava delle tecniche molto simili alle mie, e mi ha affascinato il fatto che i disegni sono d’impatto: già da lontano quando vedi un tradizionale tatuato devi essere in grado di distinguere il disegno e capirlo, deve saltare fuori dalla pelle.”

L’intervista prosegue e ci soffermiamo un po’ sulla tecnica e sullo stile di Stizzo, che è immediatamente riconoscibile: rossi solidi e uniformi, neri densi, e linee pulite e precise. Il contrasto tra il nero ed il grigio è netto, le sfumature sono utilizzate nei punti giusti ed i colori opachi e spenti risaltano benissimo sulla pelle; non aspettatevi del blu nei sui tatuaggi, lo usa veramente pochissimo!

La ricerca stilistica ed il continuo studio stanno molto a cuore a Stizzo, che infatti ci dice:

“Se tatui e basta ti fossilizzi, io dopo anni resto ancora in piedi le notti a disegnare e a studiare, a produrre, a ricercare. Questo perché voglio essere contento e soddisfatto di quello che faccio, e solo studiando si riesce a cambiare i soggetti e a renderli tuoi: nel tradizionale alla fine i soggetti sono quelli. Ci sono poi periodi in cui mi piace fare una cosa piuttosto che un’altra, dipende dalle sensazioni del momento.”

Andando avanti a parlare insieme arriviamo a toccare l’argomento apprendistato e collaborazioni:

stizzo 2“Parlando sempre di passione ho notato che da parte dei ragazzi c’è un sacco di interesse, ma anche molta ignoranza: sono in pochi quelli che si appassionano seriamente all’arte del tatuaggio. Ho avuto qualche apprendista, e mi è successo che qualcuno mi ha illuso e non ha poi mostrato una vera passione, dopo 2-3 mesi ed il primo tatuaggio si sentiva già realizzato e ha smesso di crescere: non devo essere io quello che lo sprona a continuare, se non hai la passione smetti subito, non è il tuo mestiere. Apprezzo poi i ragazzi che si fanno lo sbattimento di girare per studi mostrando le tavole che producono: metterci la faccia e mostrare i propri disegni è un ottimo modo di approcciarsi, e se posso mi fermo sempre per dare un paio di consigli, magari avessero fatto così con me quando ho iniziato!”

Anche le collaborazioni con altri artisti ovviamente sono importanti per Stizzo, c’è sempre da imparare, e non solo dai maestri, anche un novellino può uscire fuori con un’ottima idea, la crescita ed il confronto sono costanti.
Ci si scontra qualche volta però con una sorta di “divismo” da parte di alcuni tatuatori, che si sentono “salvatori della patria”. Stizzo sorride e rimane divertito dalla similitudine, e ci dice:

“il divismo sinceramente non lo capisco, non stai salvando una vita! Personalmente io voglio essere sempre soddisfatto di quello che tatuo, ed il mio incubo non è non riuscire a diventare famoso, ma quello di non avere più voglia di disegnare e di migliorare!”

Arriviamo così verso la fine dell’intervista, e chiudiamo con una considerazione di Stizzo:

“Cercate di non guardare agli artisti famosi come dei divi, pensate al culo che si sono fatti per arrivare dove sono e l’impegno che ci mettono!!”

Noi continueremmo a chiacchierare all’infinito con Stizzo, ma lo spazio per scrivere è quello che è, quindi se volete conoscerlo e collezionare un suo pezzo, non vi resta che passare dal Best Of Time Tattoo e parlare direttamente con lui. Da parte nostra il pomeriggio è passato in un lampo e più parliamo con gli artisti più ci addentriamo e appassioniamo a questo mondo che sta sotto gli occhi di tutti, ma che non tutti riescono a comprendere a pieno!

Al prossimo articolo!
Un saluto da parte dello staff di Traditional Tattoo It!

 

INFO

BEST OF TIMES TATTOO, Via Anfossi 2, MILANO

TEL: 02 45483929

EMAIL: stizzotattoo@libero.it

FACEBOOK: https://www.facebook.com/stizzotattooartist?fref=ts

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WELCOME TO THE FREAK SHOW!

“Venghino siori, venghino! Ammirate le meraviglie dell’uomo più tatuato al mondo, le bellezze esotiche, frutto di una terra lontana e ancestrale…”

Poteva suonare più o meno così il discorso di benvenuto di un’ imbonitore all’ingresso di un circo agli inizi del secolo scorso, dove oltre agli spettacoli dei circensi, degli animali ammaestrati e dei giocolieri, era sempre presente l’attrazione del “freak show”.

Come già accennato nel nostro precedente articolo e’agli inizi dell’800 che il mondo dei tatuaggi entra in contatto con quello del circo, ed e’ anche in questo periodo che inizia a costituirsi il circo come viene inteso oggi, con spettacoli itineranti, tendoni e carri. Nel ‘600 e ‘700 i cosiddetti “fenomeni da baraccone” venivano perlopiù esibiti all’interno di pub e locali.
Tattoo-History-Jean-Baptiste-CabriNel 1804 si ha la prima testimonianza di performer tatuati assoldati da un circo: si tratta di  Jean Baptiste Cabri, che si fa tatuare nelle isole Marquesas (Haiti) e si esibisce in vari spettacoli, tra cui la lotta con cani addestrati al combattimento.

Dall’Europa i circhi si spostano poi negli Stati Uniti, e grazie anche al completamento della ferrovia hanno modo di diventare il fenomeno itinerante conosciuto ai più. Il primo uomo tatuato esibitosi negli States e’ James F. O’Connell, che nel 1842 lavora press il Barnum’s American Museum. Le sue storie di come fosse stato catturato dai selvaggi, costretto a sottoporsi a tatuaggi da parte delle vergini del villaggio e a sposare colei che lo tatuò per ultimo, lo rendono incredibilmente popolare a quell’epoca.

Alcuni nomi sono rimasti nella storia di queste esibizioni, e si ricordano personaggi come “The great OMI” o “Captain Constentenus”.

the great omi

“The Great OMI”, nome d’arte di Horace Ridler,nel 1927 si fece tatuare tutto il corpo con un motivo zebrato da parte di George Burchett, un artista locale. Oltre ai tattoo aveva anche modificazioni corporee: denti a punta e un piercing al naso e alle orecchie dove inserire un corno d’avorio.

prince constentenus“Captain Constentenus” invece fu un Greco che passò molto tempo in Birmania, e che si tatuò con l’intenzione di esibirsi in questo genere di spettacoli. Su tutto il suo corpo erano presenti disegni di tigri e di elefanti, ed erano tatuaggi estremamente elaborati per l’epoca. Si racconta che Constentenus abbia impiegato 3 mesi per tatuarsi completamente, e che ogni mattina 4 uomini robusti le tenessero fermo mentre si sottoponeva a sedute di 4-5 ore.

betty broadbentOltre ad artisti maschili anche molte donne intraprendono questa “carriera”: una performer molto famosa fu Betty Broadbent, che viaggiò con il Barnum’s Circus negli anni ’30. Aveva 365 tatuaggi in cui erano rappresentate rose, rondini, cuori, pegamene, stelle e frasi d’amore popolari a quell’epoca.

Per i tatuatori di quel periodo questi “freak show” sono un’opportunità per viaggiare e per far conoscere alla gente i propri lavori. Se durante l’inverno essi stanno nei propri studi, durante la primavera e l’estate si uniscono ai circhi girovaghi tatuando i performers e allestendo i propri banchetti tra i tendoni del circo; una sorta di antenato delle moderne tattoo convention!

La popolarità dei tatuaggi a cavallo tra ‘800 e ‘900 deve quindi molto al circo: se il circo prospera di conseguenza il tatuaggio vive, se il circo fallisce performers e tatuatori rimangono senza lavoro.

a_3x-verticalL’epoca d’oro per questi spettacoli furono i 70 anni che vanno dalla fine dell’800 all’inizio della seconda Guerra mondiale, dagli anni 50 in poi la diffusione del tatuaggio tra le persone e la diversa concezione di quest’ultimo hanno fatto si che questo mestiere scomparisse mano a mano. Oggigiorno pochissimi circhi hanno ancora l’attrazione del “freak show”, e gli artisti che si esibiscono oltre a essere completamente tatuati hanno anche una vasta serie di modificazioni corporee, basti pensare a “lizard man”. Il performer si dedica completamente alla sua trasformazione e crea una sorta di “simbiosi” con il proprio personaggio.

Nonostante questo però il fenomeno dei “freak show” non ha aiutato il tatuaggio ad essere accettato: gli artisti vengono etichettati come “fenomeni da baraccone” già dagli stessi datori di lavoro, e per gli spettatori sono qualcosa si di affascinante, ma in qualche modo deviato e perverso.

Questo fenomeno e’ stato comunque importante nella storia del tatuaggio occidentale, e durante il periodo di massima prosperità gli artisti potevano guadagnare anche 200 dollari a settimana, che per l’epoca erano un gran bella somma!

Il folklore, le storie, le leggende di come questi artisti si siano tatuati, hanno fatto si che essi siano rimasti immortali, e che ancora oggi siano ricordati come dei pionieri nell’arte del tattoo.

Anche per questa volta siamo arrivati alla fine,e speriamo che un po’ di storia vi abbia incuriosito!!

Al prossimo articolo!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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