BREVE STORIA DEL IREZUMI E HORIMONO

Traditional Tattoo It è stato invitato quest’autunno a Milano al museo Arte e Scienza per un ciclo di conferenze molto interessante organizzato dal centro culturale Italia-Asia, presieduto dalla docente Susanna Marino, in cui si è parlato di scarificazione rituale, tatuaggi sacri e tradizione giapponese.
In questo articolo tratteremo gli argomenti affrontati nella conferenza “Irezumi e horimono, il corpo come superficie decorativa – Il tatuaggio esce allo scoperto, taboo e accettazione del tatuaggio nel Giappone contemporaneo”.
Questo intervento è stato presieduto da Susanna Marino, docente all’università Bicocca di lingua e cultura giapponese, e Andrea Pancini, insegnante di lingua giapponese alla scuola civica di lingue orientali a Milano; e fornisce una panoramica sullo sviluppo del tatuaggio tradizionale durante i secoli e della sua percezione nel Giappone moderno.
Partiamo dalla terminologia, in giapponese esistono 3 termini per indicare il tatuaggio:
Tattoo – usato in epoca contemporanea per indicare tatuaggi estetici e di piccole dimensioni
Irezumi -espressione più antica, in uso tra il 17 e il 19 secolo, che significa letteralmente “inserire inchiostro”
Horimono -termine più generico che significa “incidere cose” e dal quale prende il nome il maestro tatuatore, chiamato “horishi”.

Questa pratica ha avuto una storia burrascosa, oscillando tra simbolo di discriminazione ed arte. La sua storia ha origini antichissime, come testimoniato già nel 3 secolo d.C. da uno storico cinese, che descriveva i membri dei clan giapponesi come individui caratterizzati da pitture corporali bidimensionali (simili a quelle tribali) usate come talismani di protezione, con valori altamente simbolici.
Un cambiamento interessante avvenne nell’ ottavo secolo, quando il tatuaggio assunse la valenza di marchio discriminatorio: influenzati da un’antica pratica cinese, i traditori e i criminali iniziarono ad essere tatuati obbligatoriamente sulla fronte. Nel 16 sec l’imperatore fece costruire un edificio che aveva lo scopo di contenere i detenuti in attesa di giudizio e dove gli stessi venivano marchiati con ideogrammi specifici in base al tipo di reato commesso. Nel secolo successivo i caratteri vennero sostituiti da semplici strisce nere sulle braccia, che si sommavano a seconda della gravità del crimine commesso.


Una volta tatuato l’uomo non era più considerato membro della società, ma un “senza casta” privo di onore. Per esorcizzare questa condizione e trovare un nuovo senso di appartenenza, i reietti iniziarono a coprire questi segni di infamia con raffigurazioni più elaborate di divinità. La credenza era che in questo modo le qualità del dio scelto si incarnassero nella persona tatuata, inoltre queste immagini suscitavano timore nell’uomo comune. Si capovolse così il significato del tatuaggio che divenne volontario e si diffuse molto nei quartieri del piacere delle grandi città di Kyoto e Osaka.
Tra il 18 e il 19 secolo si venne a formare quella che oggi è considerata l’arte del tatuaggio tradizionale giapponese: grandi disegni intricati di mirabile bellezza e tecnica, con colori e movimenti ispirati alle stampe hukiyo-e.

Per la prima volta l’affermazione di quest’arte portò all’approvazione del tatuaggio anche nei membri di altre caste: ad esempio nel periodo edo i pompieri erano soliti tatuarsi la schiena o tutto il corpo, per coprirsi durante il lavoro e non mostrare la pelle nuda (dato che lavoravano in perizoma).

pompiere giappo

Gli horishi erano i maestri tatuatori e per essere considerati tali dovevano fare un apprendistato di 5 anni nel quale dovevano assistere il tatuatore anziano non solo nel tatuaggio, ma in tutti gli aspetti della vita quotidiana, senza mai poterne praticare l’arte.
Dalla seconda metà del 19 secolo le cose cambiarono ancora, il nuovo governo voleva dare al mondo occidentale un’immagine del popolo giapponese più “moderna” e “meno selvaggia”, e decise di bandire la pratica dell’horimono. Nonostante ciò molti europei rimasero comunque affascinati da quest’arte e decisero di tatuarsi durante i loro viaggi in oriente, dando così visibilità internazionale a questa tradizione. Nel 1876 infatti venne emanato un decreto che mise fuorilegge tatuatori e tatuati, rendendone la pratica illegale; esso venne elencato tra i crimini minori e pose un freno al lavoro degli horishi, che di fatto dovettero inventarsi mestieri di facciata, come artigiani o pittori, per continuare a tatuare di notte lontano da occhi indiscreti. Questa messa al bando cambiò in modo significativo la percezione dell’irezumi nella gente comune e, anche dopo l’abolizione del decreto nel 1948, il tatuaggio rimase legato alla malavita.horishi
Una rinascita dell’horimono si ebbe durante gli anni ’80, quando le rock band in tour portarono il tatuaggio occidentale in oriente e a loro volta rimasero entusiaste di quello giapponese. Si venne così a creare una nuova spaccatura: da una parte i giovani nipponici riscoprirono questa cultura e la riproposero in un contesto underground, dall’altra gli anziani continuarono ad ostracizzarla.
Ancora oggi, se in occidente è comune mostrare i propri tatuaggi, in Giappone essi sono visti come tesori preziosi da nascondere, e la loro bellezza è misurata anche in base alla loro segretezza.
La cultura nipponica rimane di fatto tatuaggiofobica poiché ritiene sconveniente mostrare tatuaggi in pubblico, discriminando le persone tatuate, che molte volte non sono ammesse nei luoghi dove si mostra la pelle nuda, come ad esempio i bagni pubblici o le terme. Negli ultimi anni, anche grazie all’incremento del turismo in Giappone si sono venute a creare situazioni spiacevoli nei confronti degli stranieri tatuati, che devono sottostare alle rigide normative nazionali.
In questo senso le istituzioni non sono a tutt’oggi in grado di cambiare questa percezione, o non si dimostrano comunque propense a farlo.
Per chi viene da fuori è forse strano scoprire come i nipponici vedano con estrema diffidenza una parte della loro cultura così apprezzata all’estero. Ma ricordiamo che ci sono molti artisti che portano avanti con passione questa vecchia tradizione.
Se siete amanti del tatuaggio giapponese e avete in progetto una vista nel paese del Sol Levante tenete quindi a mente queste differenze.
Speriamo di essere riusciti a spiegarvi quello che non sapevate sulla cultura del tatuaggio tradizionale giapponese o di avervi incuriosito, diteci cosa ne pensate nei commenti qui sotto.
Ringraziamo tutti i curatori di questa iniziativa e vi invitiamo a tenere d’occhio il loro sito per gli appuntamenti futuri.
Un saluto
Lo staff di Traditional Tattoo It

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BATTLE ROYALE

La Battle Royale è un tatuaggio storico simbolo dell’influenza creatasi all’inizio del 19° secolo tra la tradizione orientale e quella occidentale.

I soggetti sono animali coinvolti in una battaglia mortale. L’aquila, il serpente e il drago sono i classici più utilizzati, anche se può capitare di trovare tigri, pantere o altri volatili.

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Molte volte lo si può trovare nella versione a due soggetti, solitamente aquila e serpente intrecciati. In questa composizione il significato principale è quello della dualità: il bene contro il male, il sacro contro il profano, il terreno contro l’ultraterreno.

Nella tradizione orientale l’elemento duale è molto presente, basti pensare a yin yang ed al concetto di equilibrio tra i due opposti, che è alla base di tutte le cose.

La Battle Royale è un tatuaggio complesso, che esprime appieno le sue potenzialità se fatto su larga scala, la composizione e l’equilibrio dei vari soggetti presenti è fondamentale se si vuole creare un tatuaggio armonioso.

Qui sotto vi mostriamo un video in cui il tatuatore americano CJ Fishburn esegue una Battle Royale partendo dall’orginale , eseguito da due maestri del tatuaggio di inizio ‘900.

Non fatevi spaventare dall’inglese e dategli un’occhiata!

 

 

Presented by Cathedral Tattoo. Produced by Josh Fletcher of Vita Brevis Films. CJ’s work can be viewed at Instagram.com/BoyGentleman.

(traduzione dall’originale)

“Nel documentario “The Battle Royale: In All Colors by Electricity,” abbiamo filmato la creazione in time lapse da parte di Cj Fishburn del Cathedral tattoo di Salt Lake City.
Cj ha usato un rilievo dell’originale flash in acetato che i maestri Huck Spaulding e Paul Rogers crearono per il tattoo sulla schiena di DC Paul.
Ci inoltreremo anche più approfonditamente nell’archivio di CJ per capire le origini di questo design da parte del “re del tatuaggio” George Burchett.
Burchett era molto in contatto coi tatuatori orientali che si spostarono dal Giappone post industriale per volare in Europa e il suo modo di lavorare rispecchiava la concezione giapponese del tatuaggio.”

Ringraziamo Dan Fletcher per averci inviato questo documentario e speriamo che vi sia piaciuto.

 

 

IL TATUAGGIO TRADIZIONALE GIAPPONESE

La storia del tatuaggio tradizionale giapponese è un argomento complesso e sicuramente non racchiudibile in un unico articolo, per questo oggi cercheremo di tracciare le linee guida che hanno portato il tradizionale giapponese a come lo conosciamo oggi, e i motivi per cui è profondamente diverso rispetto a quello occidentale a cui siamo abituati.

Partiamo!

edo2Le origini del tatuaggio in epoca preistorica sono simili in molte tribù sparse per i vari angoli del globo e in particolare possiamo già parlare delle prime forme di tatuaggio verso il 10.000 A.C., epoca in cui le donne delle tribù Ainu erano solite tatuarsi piccoli marchi sulla parte superiore del labbro in giovane età, in modo da prendere la forma degli dei da loro adorati cosi da confondere e spaventare i demoni che causavamo malattie e pestilenze.

Durante i millenni successivi il tatuaggio assume la connotazione spirituale e sociale tipica delle varie culture primitive delle diverse parti del mondo: oltre a curare le malattie e proteggere dagli spiriti maligni, conferisce anche lo status sociale ai vari membri della tribù stessa.

Dal 300 D.C. Il tatuaggio inizia a essere usato invece come marchio per segnare criminali e fuorilegge. Questa pratica è influenzata dalla cultura della vicina Cina, che vede il tatuaggio come qualcosa di barbaro e primitivo.

Più o meno nel 700 D.C. si ha la prima prova documentata di un tatuaggio usato come pena: “L’imperatore convocò Hamako, Muraji di Azumi, condannandolo dicendo: Hai complottato per ribellarti e rovesciare lo stato, saresti punito con la morte, ma sarai graziato e condannato ad essere tatuato.”

outlawIn questi secoli il tatuaggio viene quindi largamente usato come punizione e vi sono diversi tatuaggi riconoscibili come “criminali”, esempi sono una croce all’interno dell’avambraccio, una linea dritta all’esterno di esso o sulla parte superiore del braccio.
Questa tecnica viene definita Bokukei.
Ogni regione del Giappone adotta i propri simboli per identificare i criminali, ad esempio una di esse usa tatuare il carattere “cane” sulla fronte dei condannati, mentre altre utilizzano cerchi o linee sulle braccia o sul viso. Chi viene marchiato con questo tatuaggio solitamente rimane emarginato dalla società, non può più partecipare ai riti comunitari ed è ostracizzato anche dalla sua stessa famiglia, e questo per i giapponesi è una terribile forma di punizione.

Verso la fine del 17esimo secolo il tatuaggio abbandona la concezione di punizione, in quanto vengono stabilite altre forme di pena e chi lo porta inizia ad abbellirlo ed ingrandirlo con altri temi.

culiIl periodo definito “Edo” segna la cancellazione della pratica del Bokukei e il tatuaggio vive il suo massimo periodo espressivo. Portato con orgoglio da mercanti, pompieri ed artigiani viene influenzato da tutta la cultura classica ed i soggetti sono copiati dalle opere degli illustratori più famosi del periodo. Solitamente l’artista illustratore esegue il soggetto sul corpo, e dopo il tatuatore lo copia.

Questa epoca d’oro però subisce un brusco arresto con la fine del periodo Edo e l’ostracizzazione da parte del governo giapponese della pratica del tatuaggio, dichiarato ora fuorilegge. Questo avviene per fare buona impressione sul mondo occidentale che sta iniziando ad entrare in contatto con la propria cultura, ed ironicamente ai maestri tatuatori è permesso lavorare solo su clienti stranieri, che iniziano a giungere da molti paesi occidentali affascinati da quest’arte.
Tatuare un connazionale è però severamente proibito e molti degli artisti lavorano in clandestinità.

Questo è uno dei motivi per cui la Yakuza è associata al mondo dei tatuaggi e del perchè le cosiddette “body suit” vedono i polsi, gli arti inferiori, il collo e la parte centrale del petto libera: in questo modo i tatuaggi sono copribili dai vestiti e risultano invisibili.

Artist Tattooing Woman's Back

È solo con la fine della seconda guerra mondiale che il tatuaggio torna legale in Giappone, anche se oramai il costume e la cultura, soprattutto da parte degli anziani e del governo, lo vede ancora in modo estremamente negativo. In molti posti è vietato l’ingresso ai tatuati in bagni pubblici, spa o edifici comunali, ed in generale sono molto malvisti sul luogo di lavoro. Anche per strada è raro vedere un tatuaggio tradizionale giapponese, cosa che non avviene invece per quello occidentale, che viene portato con più disinvoltura dai giovani.

Ora questa è solo un’infarinatura generale sul mondo del tatuaggio giapponese e su come viene oggi visto in quest’isola, nei prossimi articoli svilupperemo maggiormente il legame tra il tatuaggio e il crimine, studieremo i soggetti classici e la tecnica dell’Irezumi e approfondiremo tutti gli aspetti che qui abbiamo solo accennato.

Speriamo di aver catturato la vostra curiosità e andremo ad approfondire insieme la cultura che sta dietro al tatuaggio tradizionale giapponese, cultura che è bene ricordare è estremamente diversa dalla nostra.

Alla prossima e ci sentiamo nei commenti qui sotto

un saluto da parte dello staff di Traditional Tattoo It

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WELCOME TO THE FREAK SHOW!

“Venghino siori, venghino! Ammirate le meraviglie dell’uomo più tatuato al mondo, le bellezze esotiche, frutto di una terra lontana e ancestrale…”

Poteva suonare più o meno così il discorso di benvenuto di un’ imbonitore all’ingresso di un circo agli inizi del secolo scorso, dove oltre agli spettacoli dei circensi, degli animali ammaestrati e dei giocolieri, era sempre presente l’attrazione del “freak show”.

Come già accennato nel nostro precedente articolo e’agli inizi dell’800 che il mondo dei tatuaggi entra in contatto con quello del circo, ed e’ anche in questo periodo che inizia a costituirsi il circo come viene inteso oggi, con spettacoli itineranti, tendoni e carri. Nel ‘600 e ‘700 i cosiddetti “fenomeni da baraccone” venivano perlopiù esibiti all’interno di pub e locali.
Tattoo-History-Jean-Baptiste-CabriNel 1804 si ha la prima testimonianza di performer tatuati assoldati da un circo: si tratta di  Jean Baptiste Cabri, che si fa tatuare nelle isole Marquesas (Haiti) e si esibisce in vari spettacoli, tra cui la lotta con cani addestrati al combattimento.

Dall’Europa i circhi si spostano poi negli Stati Uniti, e grazie anche al completamento della ferrovia hanno modo di diventare il fenomeno itinerante conosciuto ai più. Il primo uomo tatuato esibitosi negli States e’ James F. O’Connell, che nel 1842 lavora press il Barnum’s American Museum. Le sue storie di come fosse stato catturato dai selvaggi, costretto a sottoporsi a tatuaggi da parte delle vergini del villaggio e a sposare colei che lo tatuò per ultimo, lo rendono incredibilmente popolare a quell’epoca.

Alcuni nomi sono rimasti nella storia di queste esibizioni, e si ricordano personaggi come “The great OMI” o “Captain Constentenus”.

the great omi

“The Great OMI”, nome d’arte di Horace Ridler,nel 1927 si fece tatuare tutto il corpo con un motivo zebrato da parte di George Burchett, un artista locale. Oltre ai tattoo aveva anche modificazioni corporee: denti a punta e un piercing al naso e alle orecchie dove inserire un corno d’avorio.

prince constentenus“Captain Constentenus” invece fu un Greco che passò molto tempo in Birmania, e che si tatuò con l’intenzione di esibirsi in questo genere di spettacoli. Su tutto il suo corpo erano presenti disegni di tigri e di elefanti, ed erano tatuaggi estremamente elaborati per l’epoca. Si racconta che Constentenus abbia impiegato 3 mesi per tatuarsi completamente, e che ogni mattina 4 uomini robusti le tenessero fermo mentre si sottoponeva a sedute di 4-5 ore.

betty broadbentOltre ad artisti maschili anche molte donne intraprendono questa “carriera”: una performer molto famosa fu Betty Broadbent, che viaggiò con il Barnum’s Circus negli anni ’30. Aveva 365 tatuaggi in cui erano rappresentate rose, rondini, cuori, pegamene, stelle e frasi d’amore popolari a quell’epoca.

Per i tatuatori di quel periodo questi “freak show” sono un’opportunità per viaggiare e per far conoscere alla gente i propri lavori. Se durante l’inverno essi stanno nei propri studi, durante la primavera e l’estate si uniscono ai circhi girovaghi tatuando i performers e allestendo i propri banchetti tra i tendoni del circo; una sorta di antenato delle moderne tattoo convention!

La popolarità dei tatuaggi a cavallo tra ‘800 e ‘900 deve quindi molto al circo: se il circo prospera di conseguenza il tatuaggio vive, se il circo fallisce performers e tatuatori rimangono senza lavoro.

a_3x-verticalL’epoca d’oro per questi spettacoli furono i 70 anni che vanno dalla fine dell’800 all’inizio della seconda Guerra mondiale, dagli anni 50 in poi la diffusione del tatuaggio tra le persone e la diversa concezione di quest’ultimo hanno fatto si che questo mestiere scomparisse mano a mano. Oggigiorno pochissimi circhi hanno ancora l’attrazione del “freak show”, e gli artisti che si esibiscono oltre a essere completamente tatuati hanno anche una vasta serie di modificazioni corporee, basti pensare a “lizard man”. Il performer si dedica completamente alla sua trasformazione e crea una sorta di “simbiosi” con il proprio personaggio.

Nonostante questo però il fenomeno dei “freak show” non ha aiutato il tatuaggio ad essere accettato: gli artisti vengono etichettati come “fenomeni da baraccone” già dagli stessi datori di lavoro, e per gli spettatori sono qualcosa si di affascinante, ma in qualche modo deviato e perverso.

Questo fenomeno e’ stato comunque importante nella storia del tatuaggio occidentale, e durante il periodo di massima prosperità gli artisti potevano guadagnare anche 200 dollari a settimana, che per l’epoca erano un gran bella somma!

Il folklore, le storie, le leggende di come questi artisti si siano tatuati, hanno fatto si che essi siano rimasti immortali, e che ancora oggi siano ricordati come dei pionieri nell’arte del tattoo.

Anche per questa volta siamo arrivati alla fine,e speriamo che un po’ di storia vi abbia incuriosito!!

Al prossimo articolo!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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O’REILLY E LA MACCHINETTA PER TATUAGGIO

1891, Samuel O’Reilly è intento a studiare i disegni  di una “penna” trasferente, inventata nel 1876 da Thomas Edison.

Questa “penna” era stata costruita come oggetto per poter replicare documenti scritti: in base al principio elettrico dell’elettromagnetismo essa , grazie ad un pennino in movimento, effettuava una serie di buchi sul foglio da copiare, mentre un piatto rotante con dell’inchiostro trasferiva la traccia su di un nuovo foglio.

Già con questa breve spiegazione si intuisce come la macchinetta originale per tatuaggio inventata da O’Reilly si basi sullo stesso movimento, ma in questo caso l’ago della “penna” inietta l’inchiostro nel derma, lo strato sottostante l’epidermide.

o reallyQuesta prima macchinetta era però basata su di un movimento rotatorio. Questo perché egli si basò sul primo prototipo di “penna” brevettato da Edison, che già nel 1877 modificò progettandone una versione elettromagnetica e non rotativa. Le modifiche di O’ Reilly riguardavano soprattutto l’aggiunta di un serbatoio per l’inchiostro e un tubo per il pennino ridisegnato in modo da poter essere utilizzata sulla pelle.

Da qui in poi la macchinetta rotativa per tatuaggi ha subito relativamente poche modifiche.

O’ Reilly è quindi comunemente riconosciuto come il “padre” della machinetta per tatuaggi, ed il primo che ne ha depositato il brevetto.

wagnerNel 1904 Charles Wagner ottenne il brevetto per una tattoo machine basata sul movimento elettromagnetico, non più rotatorio. Questa era già più simile al disegno della macchinetta odierna: era presente uno swich on/off, che interrompeva il flusso magnetico della bobina fermando di conseguenza il pennino e migliorava il serbatoio dell’inchiostro.

watersAndando avanti con gli anni si arriva al 1929 a Detroit, dove Percy Waters brevetta il design a doppia bobina che oggi è comunemente conosciuto ai più. Le due bobine sono in linea all’interno della struttura, lo switch on/off si può selezionare col dito e gli aghi sono costruiti in modo da bucare gli stencil di plastica applicati su chi si voleva far tatuare.

Per quasi 50 anni questa macchinetta è stata usata da vari tatuatori, ed è stata una delle prime ad essere effettivamente commercializzata in maniera proficua.

Carol NightingaleNel 1979 si ha una nuova miglioria nel design, grazie a Carol Nightingale, che aggiorna la macchinetta a doppia bobina.

Sino ad oggi quindi non si ha avuto un design “standard” uguale per tutte le macchinette, in quanto i tatuatori tendono a personalizzare il proprio strumento e a d adattarlo alle proprie esigenze. Sia in America che in Europa ci sono molti artigiani che continuano a migliorare il design con soluzioni alternative ed all’avanguardia.

Se si vogliono classificare questi strumenti si hanno quindi 2 famiglie: le macchinette rotative e quelle elettromagnetiche, tra cui quelle a doppia bobina sono le più diffuse.

La prima è rimasta praticamente inalteratata rispetto all’idea originale di O’ Reilly, sebbene gli anni l’abbiano migliorata e resa moderna: un motore elettrico fa muovere l’ago su e giù, permettendone il funzionamento.

Quella elettromagnetica fa muovere il sistema di aghi grazie appunto al campo magnetico,  modificandone l’intensità si può scegliere la velocità del movimento dell’ago e operare diversi setting.

Con questo articolo abbiamo voluto darvi una breve infarinatura sulla storia delle macchinette per tatuare, senza approfondire le differenze tra una rotativa ed una elettromagnetica e quale sia la più adatta per lo stile traditional. Queste decisioni le lasciamo a chi fa questo lavoro e che sicuramente ha più esperienza di noi. Personalmente chi vi scrive ha tatuato una rosa fatta con una elettromagnetica ed un veliero fatto con una rotativa, tutt’e due eseguiti  “ad hoc”!

Al prossimo articolo!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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DI SANTI, DI MARINAI E DI PUTTANE

“Non farete delle incisioni sulla vostra carne a causa d’un morto; e non farete figure e segni sopra di voi”. Levitico 19.28, Antico Testamento

La storia del tatuaggio è una faccenda antichissima e delicata, dove la superstizione, le tradizioni, le credenze e la disinformazione l’hanno visto passare nel corso dei secoli da pratica rituale e simbolo di appartenenza sociale a marchio per delinquenti e gentaglia di basso fondo.

Perché tutto questo? Che cosa ha spostato l’ago della bilancia?

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I primi reperti relativi all’arte del tatuaggio si trovano già in mummie del 500 A.C, dove i corpi ritrovati sono chiaramente ricoperti da tatuaggi, si presume di natura terapeutica e sciamanica. Vi sono poi testimonianze nell’antico Egitto, in Grecia e nell’antica Roma, dove per esempio i centurioni si tatuavano il nome dell’Imperatore o del generale per il quale combattevano.

In alcune società tradizionali orientali, dell’Oceania e del Sud Est Asiatico quest’arte è sempre rimasta intatta nel corso della storia, basti pensare ai tribali polinesiani o ai più conosciuti Maori, dove linee e simboli sono densi di significati sociali e spirituali. Non a caso infatti tatuarsi motivi proibiti è considerato un sacrilegio!

Nella società occidentale si hanno testimonianze di persone tatuate già dai Celti e dai Britanni, dove i nobili avevano tatuato lo stemma della propria casata in modo da poter essere riconosciuti in caso di morte in battaglia.

La chiesa ha avuto poi un ruolo importante nella diffusione o no del tatuaggio in epoca antica: i primi cristiani infatti si tatuavano il “tau”, la croce stilizzata di Cristo, sulla fronte, pratica poi abolita da Costantino nel 325. Nonostante questo la tradizione non si è estinta e durante le crociate moltissimi cavalieri avevano tatuato un simbolo che rappresentasse la propria religione, in quanto non vi era sepoltura per i morti in battaglia che non recassero alcun riferimento al proprio credo.

Si racconta che Sant’Antonio avesse un “tau” tatuato sul petto.

E’ nel 787 che tatuarsi diventa proibito per il buon cristiano, Papa Adriano I infatti emana una bolla dove vieta qualsiasi pratica che deturpi il corpo.

sailor 22222222Sembra finita per i tatuaggi in Europa, ma essi riappaiono invece verso la fine del ‘700 grazie ai viaggi del capitano Cook, che riporta nelle terre europee testimonianze di indigeni tatuati e anche qualcuno di loro come schiavo. Anche la parola TATTOO si dice sia stata coniata dallo stesso Cook, che si presume l’abbia inventata a partire dal polinesiano “Tatau”.

Ecco allora che sono i marinai a salvare il tatuaggio e a riportarlo nel vecchio continente, prima esibendo tatuaggi tradizionali indigeni, farciti con rocambolesche storie di come essi siano stati catturati e sottoposti a questa pratica ancestrale, poi sviluppando i soggetti che sono divenuti i classici del tatuaggio traditional occidentale.
E allora rondini, velieri, ancore, fari e tutta la simbologia tipica della cultura marinara si trasferisce sulla pelle di questi lupi di mare, in molti porti iniziano a comparire le prime botteghe di tatuaggi, e tutta la sottocultura della gente che vive a contatto con questa realtà marinara ne rimane attratta.
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Se avete presente i disegni di Sailor Jerry vi ricorderete di un flash con pollo e maiale: venivano tatuati dai marinai sui piedi come portafortuna in caso di affondamento. Infatti le casse con gli animali destinati all’approvigionamento erano sempre le prime a rimanere a galla in caso di naufragio.

Gli uomini e le donne iniziano così ad avere corpi sempre più tatuati e non passa molto tempo prima che i circensi fiutino l’affare!
Agli inizi del ‘900, oltre all’uomo cannone ed alla donna barbuta, si iniziano a vedere negli spettacoli “l’uomo e la donna più tatuati del mondo”, con imbonitori pronti a mostrare questi corpi dipinti ai curiosi venuti apposta per assistere a questi spettacoli.

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…Si ok i santi, ok i marinai, ma le “puttane” in tutto questo dove sono, direte voi che leggete…

Ci viene in “aiuto” Cesare Lombroso (1835-1909) medico, antropologo, criminologo e giurista italiano, considerato pioniere e “padre” della moderna criminologia. Nel suo saggio “l’uomo Delinquente” Lomboso mette in strettissima collaborazione il tatuaggio con l’indole innata ad avere una “morale deviata” del delinquente. Ecco allora che l’uomo tatuato viene considerato un criminale e la donna una prostituta.
In seguito alla diffusione di questo saggio in Italia il tatuaggio viene ancora di più stigmatizzato e ghettizzato, ed è per questo motivo che è fino ai primi anni del 1970 che non esistono botteghe in strada di tatuatori, la pratica rimane nascosta e clandestina.
La rivoluzione culturale, le prime gang di motociclisti e la cultura Hippy aiutano a far uscire di nuovo allo scoperto il tattoo in Italia e si iniziano ad avere i primi tattoo shop.
Da qui in poi il tatuaggio ricomincia a diffondersi tra i giovani italiani, fino agli ultimi 15-20 anni dove si iniza a vedere il “boom”, in cui sempre più persone mostrano alla società il proprio “marchio”.

Ora questa è solo un’infarinatura su come il tatuaggio è passato di epoca in epoca, un sacco di aspetti sono da approfondire e secondo noi ne vale la pena, speriamo dia avervi incuriosito e avvicinato un po’ di più a questo mondo, che va ben oltre il “oh zio fammi un’infinito o una piuma”

Cercheremo con i prossimi articoli di sviluppare alcune delle tematiche che qui abbiamo giusto sfiorato, diteci cosa ne pensate!
Come sempre ci trovate sia qui che su facebook, per qualsiasi curiosità o richiesta!

Al prossimo articolo!
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ULULA ALLA LUNA

“Bark at the moon”

Pensate ad un lupo, un’immagine che viene in mente a molti di voi sarà quella che lo vede ululare alla luna, richiamando i sui compagni di branco per la caccia notturna.

Il lupo è un animale che ha accompagnato l’uomo per tutta la sua storia, dato che è sulla terra da ben 10.000 anni! Nel corso delle epoche lo abbiamo identificato in molti modi, positivi e negativi, ne abbiamo raccontato storie, lo abbiamo temuto ed ammirato, ed ora lo portiamo sulla nostra pelle, tatuato.

By Myke Chambers

By Myke Chambers

Molto prima del medioevo, delle storie su vampiri e lupi mannari, il lupo era già stato rappresentato come un essere antropomorfo: nell’antica Grecia Erodoto raccontava nei suoi scritti di una tribù che grazie a riti sciamanici si trasformava in esseri simili a lupi una volta l’anno, in modo da cacciare gli invasori dai loro territori.

Nell’antico Egitto lo sciacallo, appartenente alla stessa famiglia dei lupi, veniva adorato sotto la forma del dio Anubi, il protettore dei morti e la guida attraverso  il pericoloso viaggio che l’anima compiva per raggiungere l’aldilà.

Se pensiamo alla nostra storia non possiamo non ricordare la leggenda di Romolo e Remo, i due bambini orfanelli fondatori di Roma, adottati e allevati da una lupa!

Arrivati poi al medioevo, il periodo oscuro per eccellenza, il lupo è divenuto ben presto una presenza malvagia e un qualcosa di demoniaco, associato alla notte, alle streghe ed ai riti esoterici. Tutto questo retaggio è poi rimasto in tantissime fiabe e racconti per bambini, dove compare la figura del “lupo cattivo”… Non vi viene in mente cappuccetto rosso o i tre porcellini?

Passando dall’Europa all’America ecco che il lupo assume significati ancora diversi, ed è uno degli animali totemici più rappresentativi, insieme all’aquila, della cultura indiana!
Per gli indiani d’America il lupo è simbolo di forza e di potere, è una guida spirituale e veicolo di saggezza.
Per la popolazione Pawnee, gli indiani dell’attuale Oklahoma, il lupo è rappresentato nella costellazione di Sirio, ed è un simbolo della vita ultraterrena. Sirio è stata piazzata in cielo “per ricordare che è l’uomo ad aver portato la morte su questo mondo, ed è una guida per il lupo durante i suoi viaggi notturni da e per l’aldilà”.

Con tutti questi significati diversi un traditional raffigurante un lupo è un tatuaggio complesso, e può essere interpretato in molti modi.

Vediamo insieme alcuni significati:

  • Lupo con Teschio: simbolo della mortalità, raffigura la comprensione della morte ed è uno spirito guida verso il mondo ultraterreno
  • Forza e potere: il lupo è un predatore infallibile e temerario, e simboleggia la volontà di sopravvivere nonostante le avversità della vita
  • Lealtà e devozione: il lupo è un animale altamente sociale, con una gerarchia ben definita. All’interno di esso il lupo è leale e vive per il bene di tutto il branco
  • Famiglia: così come con i suoi simili, il lupo è attento anche alla compagna ed alla prole, sia della propria che di quella degli altri membri del branco.
  • Cacciatore solitario: tutti abbiamo in mente la figura del lupo solitario, che affronta la vita e le difficoltà da solo, riuscendo a cavarsela anche in situazioni che sembrano disperate. Rappresenta chi è fiero e chi è guidato dalle proprie motivazioni.
  • Spirito guida e guardiano: è una guida e una protezione durante il corso della vita, una sorta di talismano che aiuta a superare le difficoltà dell’esistenza.
  • Intelligenza: il lupo è un animale estremamente comunicativo e in grado di vivere all’interno di una società organizzata, utilizza tutti i suoi sensi per comunicare ed il linguaggio del corpo per esprimere i propri stati d’animo.

wolf

Come sempre questi sono solo alcuni dei significati che si possono dare ad un traditional raffigurante un lupo e, soprattutto in questo caso, questo non è l’unico stile in cui esso viene tatuato. Spessissimo lo troviamo in stile realistico che ulula alla luna oppure all’interno di un branco, il “wolf pack”. Lo possiamo trovare in stile tribale o ancora vederne tatuata solo la zampa, ci può essere solo la testa oppure lo si può vedere a figura intera.

Nel traditional molto spesso è la testa quella a essere tatuata più spesso, accompagnata nello sfondo da luna e qualche volta da sangue, che rappresenta l’istinto predatore del lupo. Può essere tatuato sia come figura singola che all’interno di composizioni più complesse, ed ogni tatuatore ha la possibilità di rappresentarlo secondo il suo stiule personale e la sua visione.

Per finire quest’articolo rinnoviamo il consiglio che trovate sempre in finale! Non abbiate fretta, cercate e tatuatevi quando siete sicuri, confrontate gli artisti ed abbiate le idee chiare, in modo da avere sulla pelle quello che vi rappresenta e di cui essere soddisfatti! Noi ci sentiamo qui sotto nei commenti per wqualsisi dubbio/informazione/critica e nel prossimo post!

Al prossimo articolo!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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OCCHI DI GUFO

“wisdom comes with age”

Notte, un bosco tetro vi si para davanti. L’umidità crea una nebbiolina che nasconde il terreno e i rami spogli sembrano mani scheletriche pronte ad artigliarvi. All’improvviso due occhi si accendono nel’oscurità e iniziano a fissarvi, due occhi magnetici che vi tengono incollati sul posto, una sagoma nera si delinea dietro di loro e un verso rompe il silenzio della notte.

Come avrete capito stiamo parlando del gufo, o civetta, un animale totemico che è diventato un classico tra gli appassionati di tatuaggi.

owlQuesta introduzione riprende l’immaginario europeo medievale che vede il gufo come un animale oscuro, e che solitamente viene rappresentato insieme a streghe e maghi, sia come famiglio che come vera e propria incarnazione della strega stessa, in grado di cambiare forma e aggirarsi indisturbata nella foresta.

Questo è però solo uno degli stereotipi che il gufo assume : durante il corso della storia molte civiltà assegnano a quest’animale un significato particolare, ed il risultato di tutto ciò per gli appassionati di tatuaggi è un traditional complesso ed evocativo.

Andiamo con ordine:

Già nell’antica Grecia il gufo era considerato un animale legato agli dei, in particolare alla dea Atena, simbolo di saggezza ed intelligenza. Nell’antica Roma era rappresentato sulla faccia di alcune monete ed evocava ricchezza e benessere.

Per gli egizi e gli antichi Celti il gufo era l’animale che guidava le anime nel loro viaggio verso l’oltretomba, un guardiano dell’aldilà che scortava i morti e li proteggeva durante la notte.

L’avvento della religione cristiana ha creato intorno al gufo un’accezione negativa, in quanto le antiche tradizione pagane e barbare sull’aldilà e la figura dell’erborista, divenuta per i cristiani la strega, hanno modificato la visione dei riti di passaggio verso il mondo delle ombre in qualcosa di malefico e demoniaco, qualcosa da temere e da cui stare alla larga.

Discorso diverso va fatto in America, dove il cristianesimo arriva relativamente tardi con i coloni. I nativi americani infatti hanno una religione totemica complessa ed il gufo, insieme all’aquila, è uno degli animali che indicano gli spiriti guida sacri agli indiani d’america.
Anche per loro il gufo è simbolo di saggezza e lungimiranza, è un animale in grado di vedere attraverso l’oscurità e viene per questo invocato durante le cerimonie come un oracolo ed un rivelatore del futuro.

Tutti questi significati si ritrovano quindi all’interno di un traditional rappresentante un gufo, che può essere raffigurato ad ali chiuse, appollaiato su un ramo, o dare mostra di sé in un bel chest piece, con le ali spiegate ed una lanterna tra gli artigli.

Ve ne elenchiamo alcuni:owl2

  • Saggezza
  • Intelligenza
  • Mistero
  • Protezione
  • Preveggenza
  • Guida

Questi sono i significati classici a cui associare un gufo traditional, ma come sempre diciamo non è assolutamente obbligatorio che il vostro pezzo voglia dire una di queste cose, potete ovviamente attribuire al vostro traditional il valore che ritenete più opportuno e che più si avvicina alla vostra personalità.
Il tatuaggio è qualcosa di personale e perché no, anche qualcosa di intimo il cui significato è noto solo a voi stessi.

Il consiglio finale ormai lo sapete, non abbiate fretta e scegliete con cura tatuaggio e tatuatore!!
Confrontate, cercate, e quando siete sicuri tatuatevi, la consapevolezza di quello che volete fare e di come lo volete porterà di sicuro ad un’ottimo risultato!

Anche per questa volta ci salutiamo e rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento!

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Un saluto dallo staff di Traditional Tatto It

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90 ANNI DI LEGGENDA, HERBERT HOFFMANN

“Chi è estraneo al tatuaggio spesso vede solo corpi deturpati o raramente abbelliti da tatuaggi incancellabili che evocano sofferenze fisiche e rischi di infezioni…ma per chi si tatua non è così. Nessuno si tatua per diventare più brutto,nè per masochismo!

Chiunque si tatua, lo fa per dare a se stesso qualcosa di più:per essere più bello, per sentirsi e apparire più forte, più sexy, per dare sfogo a un dolore, un lutto, una gioia, un amore, per scongiurare una paura, un pericolo o per gioco…Ci si tatua per esprimere i sentimenti più seri e profondi e per quelli più superficiali e frivoli e… perchè no?,per rivendicare il proprio diritto al gioco. Non ho mai incontrato qualcuno che si tatuasse per farsi del male!

Spesso i tatuaggi che vediamo per strada non sono proprio bellissimi, questo però dipende dalla disinformazione a dal cattivo gusto dilagante, non da un intento autolesionista. Oggi sono brutti i vestiti, la moda,le automobili, le case,la pittura..e sono brutti molti tatuaggi…solo un’informazione corretta e libera da pregiudizi e luoghi comuni può insegnare a distinguere quelli belli da quelli brutti e aiutare a capire che un bel tatuaggio è un tatuaggio che ti rende più bello…” (Hoffmann, 1919-2010).

hoffmannQueste sono probabilmente le parole più famose di Herbert Hoffmann, il “più vecchio tatuatore del mondo”. Herbert ha lasciato un vuoto nel mondo del tatuaggio spegnendosi all’età di 90 anni, dopo aver passato la sua vita a fare quello che lo rendeva felice.

Nato a Stettino nel 1919, nell’allora Pomerania tedesca, sin da bambino rimane affascinato dal mondo dei tatuaggi. In un intervista Hoffmann racconta che già i suoi nonni ed i suoi genitori avevano la stessa passione, ma che non avevano avuto la possibilità di tatuarsi.

Ho sempre desiderato avere addosso un tattoo. I miei genitori e i miei nonni prima di me, avevano avuto la stessa passione,mi sono tatuato io anche per loro!”

Inizia relativamente tardi a tatuare, nella Germania nazista degli anni 20/30 il tatuaggio è proibito, ed anche nel resto del mondo la cultura dell’epoca ritiene  i tatuaggi un simbolo di devianza sociale ed un marchio riservato a galeotti e farabutti.

In quegli anni Hoffmann lavora come apprendista fornaio, ma nel ‘39 riceve la chiamata alle armi e nel 44 viene fatto prigioniero in Russia. Sopravvissuto alla prigionia torna in patria nel 1949 e decide di farsi il suo primo tatuaggio: una croce, un ancora e un cuore con la scritta “ fede, speranza e carità” sulla mano sinistra.

“Quando era  tutto proibito si facevano sulle mani: era una prova di coraggio, perché erano immediatamente visibili. Ho sempre voluto anche io essere così.”

Dal primo tatuaggio Herbert inizia la sua carriera come tatuatore, iniziando a tatuare gratis centinaia di persone ed imparando le tecniche.

Nel 1955 ottiene la licenza da tatuatore e negli anni ’60 entra in possesso del suo tattoo shop ad Amburgo, che chiama “Herbert Hoffmann – Älteste Tätowierstube in Deutschland” (“Il più vecchio studio di tatuaggi della Germania“).

Nel suo studio tatua migliaia di persone, fino a quando nel 1981 decide di ritirarsi e lasciare lo shop al nipote. Con la sincerità e la schiettezza che lo contraddistinguono dichiara: “Sono vecchio e mi tremano le mani”.

Si ritira in una casetta in Svizzera, ma gli appassionati da tutt’Europa continuano a cercarlo e a fargli visita per farsi tatuare da lui.

E’ nel 2000 che rompe il silenzio, in occasione della pubblicazione di un libro che raccoglie i suoi disegni degli anni 50; da quel momento riprende a viaggiare e visita le principali convention europee.

Herbert_Hoffmann photoNel 2002 viene pubblicato un altro libro dal titolo “BilderbuchMenschen – Tätowierte Passionen 1878-1952″ (“Living Picture Books – Portrait of a Tattooing Passion 1878-1952”). In questa pubblicazione sono raccolte più di 400 foto scattate a persone tatuate di entrambi i sessi nate appunto tra il 1878 ed il 1952, che Hoffmann ha raccolto in oltre 30 anni di incontri. Ogni ritratto è corredato da una scheda di informazioni, che raccontano la persona così come Herbert la ricorda. In un’intervista ha dichiarato: “Perché devo vedere solo parti di un corpo? Braccia tatuate, gambe? Dov’è la persona a cui appartiene quel tattoo? Perché non posso vedere il suo viso?”.

Nel 2009 ha partecipato alla seconda edizione della Florence Tattoo Convention, tatuando alcuni degli entusiasti tatuatori che partecipavano a quell’edizione.

Hoffmann è stato una leggenda vivente del tatuaggio tradizionale, ed uno dei soggetti a lui cari è l’aquila:
Uno dei miei marchi di fabbrica: un’aquila ad ali spiegate. Fattibile solo e soltanto sul petto e non sulle spalle

Un’altra caratteristica che ne dipingeva l’umanità e la passione che ha avuto per quest’arte si trova in altra sua dichiarazione: “Non ho mai accettato soldi da pensionati o persone anziane,chi diventa vecchio e resta un appassionato di tatuaggi merita di essere rispettato e onorato dalle giovani generazioni.”

E’ grazie a persone di questo genere che oggi l’arte del tatuaggio viene riconosciuta ed accettata nella società come una forma d’espressione e non come un atto di devianza. Sono i padri come Hoffmann, Collins, Hardy, Malone che dal secondo dopoguerra hanno portato avanti quest’arte evitando che scomparisse dopo il fervore puritano della prima metà del ‘900.hoffmann photo

“Quando ero giovane e vivevo nella Germania nazista, mi sono convinto che si dovesse fare di tutto per diventare tolleranti verso il bodypainting. E oggi fare e farsi un tatuaggio è cosa normale, accettata. Prima assolutamente non era così, quindi per me personalmente tutto questo è un successo.”

Con queste ultime parole vi salutiamo e vi invitiamo a curiosare e scoprire cosa c’è dietro ai tattoo, cosa si cela oltre al fattore estetico, a capire la storia di questa forma di espressione!

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Un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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VOLA COME UN AQUILA

“Born to be wild”

Fiera, selvaggia, indomita, l’aquila è un animale che da sempre ha avuto un impatto fortissimo nell’immaginario umano.
Capace di librasi maestosa in cielo, regale, con una vista acutissima ed una bellezza rara, sin dall’antichità è stata associata a dei e regnanti da moltissime culture.

I Greci associavano l’aquila al più potente dei loro dei, Zeus, che secondo la credenza era solito assumere questa forma durante le sue visite sul mondo terreno. Simbolo di virilità e mascolinità, era solita portare tra gli artigli il simbolo della potenza divina di Zeus, il fulmine.

Gli europei hanno adottato il simbolo dell’aquila in molte bandiere e nelle araldiche medievali, e l’aquila a due teste si ritiene provenga dall’antica Sumeria.

Per i nativi americani l’aquila è uno dei simboli più forti, e rappresenta la spiritualità. La sua capacità di librarsi così in alto nel cielo infatti la rende “messaggera degli dei”; per alcune tribù di nativi essa rappresenta lo spirito della tempesta.

Parlando invece di tatuaggi traditional la prima cosa che viene in mente pensando all’aquila è: AMERICA!

La troviamo stampata su banconote, monete, è presente nell’araldica militare e nel 1782 fu incorporata nella carta costituzionale, divenendo il simbolo degli Stati Uniti. Più recentemente è stata associata alla cultura motociclistica ed è diventata un icona della casa Harley Davidson.

EagleNella cultura americana è sinonimo di libertà e protezione, ed è difficile pensare a qualcosa di più patriottico per un americano che l’avere tatuato addosso un’aquila  fasciata da una bandiera a stelle e strisce.

Vediamo ora qualcuno dei significati di un’aquila traditional:

  • Libertà: l’aquila è un animale libero che solca i cieli e vola ovunque voglia; chi si tatua questo simbolo condivide la stessa libertà , non a caso è un tatuaggio divenuto celebre tra i motociclisti.
  • Protezione: Se si tratta di difendere i propri piccoli o il proprio territorio, l’aquila combatte fino alla morte. Allo stesso modo chi decide di tatuarsi per questo motivo è pronto a difendere i propri ideali e a combattere per la causa che ritiene giusta.
  • Forza e mascolinità: Vedere un aquila che piomba dal cielo per ghermire la preda è sicuramente uno spettacolo di grande impatto, che dimostra la potenza di questo animale. Chi si tatua un aquila per questo motivo  vuole evocare su di sé le stesse sensazioni di forza e prestanza .
  • Saggezza e spiritualità: per i nativi americani l’aquila è il messaggero degli dei. Per questo motivo come tatuaggio essa indica spiritualità e saggezza, due doti che gli dei veicolano all’uomo tramite il loro messaggero.

L’aquila traditional può essere tatuata non solo come simbolo a se state, ma anche all’interno di una composizione con più soggetti, vediamone insieme alcuni:

  • Aquila con serpente: questo traditional rappresenta l’eterna lotta tra la passione e razionalità, rappresentate dal serpente e dall’aquila. Da una parte ci sono le passioni umane, la tentazione, la vendetta, mentre dall’altra troviamo il raziocinio e la saggezza, da sempre in conflitto nel cuore di ogni uomo.
  • Aquila con ancora: questo tatuaggio è un simbolo del corpo dei marine americani. Vi troviamo l’aquila, l’ancora ed il mappamondo. L’aquila rappresenta gli Stati Uniti, il mappamondo la volontà della marina di servire ovunque, e l’ancora è un tributo alla storia navale americana.
  • Aquila con bandiera: uno dei simboli americani più conosciuti, rappresenta l’ideale di protezione e libertà così caro agli americani. Alle volta l’aquila tiene un ramo di ulivo in un artiglio e 13 frecce nell’altro, esse simboleggiano le 13 colonie originarie.

Ora che abbiamo visto qualcuno dei significati sta a voi decidere perché tatuarvi un aquila. Come sempre i motivi sono molteplici, e nessuno vi vieta di scegliere questo tatuaggio perché è bello!
Esso può essere un ottimo pezzo su petto o schiena, ricco di dettagli, oppure può essere raffigurato in verticale sulle braccia, o ancora essere più semplice e fare parte di una composizione.

Ci sono molti modi di rendere questo tatuaggio unico, come sempre il nostro consiglio è quello di parlare con il vostro tatuatore e decidere insieme come e dove fare la vostra aquila traditional. Se deciderete di avere un grosso pezzo preparatevi ad avere un sacco di nero su questo tatuaggio!

Chiudiamo con il solito consiglio. Niente fretta e decisioni ponderate! Un tatuaggio è una bellissima forma di espressione, non ha senso fare di fretta qualcosa di cui ci si pentirà dopo 2 settimane!

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