BUILT STRONG TATTOO STUDIO

Il tatuaggio è come un diamante: costoso, inutile e dura per sempre” Hanky Panky

foto studio

Traditional tattoo it è di nuovo on the road e la tappa di oggi è il Built Strong di viale Gaio 6, qui a Milano.
Volete un Old school, un tribale, un giapponese? Potete passare qui sicuri di trovare tutto ciò che è tradizionale.
Lo studio ha aperto da poco, ma i ragazzi che ci lavorano dentro rappresentano il massimo che potete trovare, primo tra tutti Michelangelo Cornini, che ha deciso di aprire il Built Strong con l’intento di:”Dare al cliente il meglio,cercando di coprire tutti gli stili in maniera completa”.
Insieme a lui collaborano Marco Lari, Edoardo Benazzi, Max Brain, Silvio Pellico e vari guest artist, tutti con alle spalle anni di esperienza.

Iniziamo con Michelangelo,che ci racconta di come ha iniziato e della sua visione del tatuaggio tradizionale:

michelangeloio vengo da un posto di mare e mi sono appassionato a questo mondo grazie ai naviganti che vedevo da ragazzino. Ho cominciato a tatuare nel 1994. Ai tempi i tatuaggi non erano visti come ora, ed averli addosso era ancora qualcosa di estremo, o comunque identificabile con un determinato gruppo di persone. Mi ricordo che non c’erano studi su strada a quell’epoca, a parte qualcosa qui a Milano, ed era un mondo tutto da scoprire, molto più chiuso e magico. Già era difficile iniziare, immaginate avere l’attrezzatura adatta, e infatti una parte importantissima nell’apprendere questo mestiere era costruire il materiale, era un lavoro altamente artigianale. Oggi è tutto omologato in quanto i materiali sono forniti già pronti e tutti usano gli stessi, si è persa la parte di preparazione e costruzione degli strumenti da parte del tatuatore. Mi ricordo che prima l’arte di come costruire macchinette e strumenti era un segreto che veniva custodito gelosamente.”

Dopo aver appreso le prime nozioni Michelangelo decide di andare a San Francisco, dove frequenta uno studio per un annetto, imparando la tecnica e facendosi tatuare.

michelangelo 2

quando sono tornato in Italia mi sono stabilito a Milano ed ho iniziato a lavorare facendo tribali, pensando che fossero una cosa semplice, ma mi sbagliavo di grosso. Col tempo ho scoperto che è un genere che richiede pazienza, tempo, precisione e dedizione. Continuo a studiare tutt’ora cercando solo libri e fonti sicure, e pratico il tatuaggio tribale in maniera tradizionale, senza permettermi nessuna licenza artistica. Per quanto tu possa essere un bravo disegnatore, non sarai mai in grado in due ore di abbellire un disegno che è stato concepito e studiato in centinaia di anni.
A differenza del tatuaggio occidentale, il tribale è più decorativo, veniva considerato da quelle popolazioni come una sorta di vestito e una cosa di cui andare fieri; infatti era eseguito dal Tufuga, il sacerdote del villaggio, una persona di grandissima importanza.”

Micheangelo ci spiega che in Europa e Stati Uniti molti si avvicinano al tribale senza conoscerlo a fondo e non capendo appieno la cultura da cui proviene. Alcuni clienti hanno la pretesa di poter adattare diversi stili e significati seguendo solo il proprio gusto estetico, stravolgendone così la tradizione originale. Per una questione di rispetto, Michelangelo si rifiuta di reinventare i soggetti classici ed è per questo che il 90% dei lavori che esegue sono dei cover up: sono molte le persone che si tatuano con leggerezza, spinte solamente dal fattore estetico o di moda.
Parlando di tradizioni ci agganciamo al discorso con Silvio Pellico, che nello studio si occupa principalmente di giapponese e old school.
pellicoAnche secondo lui il tatuaggio ha un profondo significato simbolico, ed è imprescindibile cercare di scinderlo dal suo valore estetico. Non preoccupatevi, ora ci spieghiamo meglio!

Arrivato nella scuderia Built Strong dopo aver fatto l’apprendistato da Stizzo e avendo lavorato qualche anno da lui, Silvio ha iniziato ad interessarsi sempre di più alla cultura orientale e al simbolismo legato al tatuaggio stesso.

la cultura giapponese è molto complessa e lontana dalla nostra, in oriente ogni movimento, ogni simbolo e ogni cosa seguono un ordine ben preciso, il cui scopo ultimo è ricercare l’armonia. Pretendere di conoscere tutta la tradizione che ci sta dietro è quantomeno presuntuoso, infatti di solito chi si avvicina a questo stile lo fa inizialmente per la sua valenza estetica, e per il modo in cui viene rappresentata la natura. Anch’io mi sto approcciando a questo mondo poco alla volta, cercando di disegnare soggetti di cui conosco la valenza simbolica, e imparando tantissime volte dai clienti stessi. Per esempio se arriva un ragazzo che mi chiede un determinato soggetto di cui non conosco il significato, vado subito a documentarmi. Il lavoro di ricerca è molto importante e andando avanti a studiare ho capito che bisogna sempre tornare alle origini della storia per capire quali sono i simboli fondamentali.

pellico 1

La cosa che mi affascina di più del tatuaggio è che è una sorta di codice di cui è essenziale conoscere la struttura base, mi spiego: un’aquila vola e ti attacca, se non disegni in modo giusto becco, artigli e ali non è più un’aquila e il messaggio che il tatuaggio ti vuole dare non viene recepito.

Per questo mi piacciono tanto i tradizionali, con poche linee fai capire esattamente il messaggio che vuoi dare al disegno, è chiaro e simbolico alla stessa maniera, ed è studiato per rimanere nel tempo.”

 

E con i tradizionali spostiamo l’intervista su Marco, Edo e Max, che all’interno dello studio sono quelli che si occupano maggiormente di old school e di tradizionale occidentale.

Cosi come ci raccontano sia Silvio che Michelangelo, anche Marco ci conferma che il tatuaggio ha un fortissimo simbolismo al suo interno e bisogna stare attenti a quello che ci si tatua:
marco lari 1Con il multiculturalismo che c’è ora bisogna essere consapevoli di quello che ci si va a imprimere sulla pelle, fanno tutti i bulli con i tatuaggi chicani e i simboli delle gang, ma non si rendono conto che quei simboli vogliono dire qualcosa, stessa cosa per esempio con la simbologia tipica delle carceri russe e del tatuaggio criminale.”

Anche Edo si inserisce nel discorso, essendo lui un grandissimo appassionato di old school e una “bibbia”, come lo definisce Marco:

edo benazzi

fondamentale secondo me è il rispetto che bisogna portare al tatuaggio e ai maestri, ai vecchi di questo mondo. Almeno sapere chi sono e capire che senza di loro non ci sarebbe niente di quello che conosciamo oggi sul mondo del tatuaggio.I ragazzini si fanno fare di tutto dappertutto, si lasciano rovinare da tatuatori improvvisati e si tatuano in posti che renderanno difficile la loro vita lavorativa. Noi di base non tatuaiamo praticamente mai mani collo e viso, e se vedi anche noi che siamo completamente coperti siamo liberi in questi punti.
Per farvi un esempio Hoffman si è fatto tatuare le mani in tardissima età, solo dopo aver scritto una lettera a tutta la sua famiglia chiedendone il permesso! Per tatuarti mani e collo te lo devi meritare, devi aver dedicato la vita a questo mondo, purtroppo però le regole che c’erano anche solo 10-15 anni fa non sono più valide oggi, si è persa molto l’etica del tatuatore
.”

Edo ha fatto l’apprendistato da Gianmaurizio Fercioni e ha poi lavorato con Daniele Carlotti per anni prima di approdare qui al Built, e sicuramente ha avuto modo di capire e di conoscere il tatuaggio cosi come era inteso dalla vecchia scuola.

Anche Marco è passato da uno dei più importanti studi di Milano, avendo infatti appreso questo mestiere al Quetzal Tattoo di Angelo Colussi:
marco lari 4Mi ricordo che sono sempre stato affascinato dai tatuaggi, e ho chiesto la mia prima rivista di tattoo ai miei genitori che ero ancora un ragazzino. Ho iniziato poi a frequentare il Quetzal assiduamente, facendo sempre vedere i disegni che facevo, finchè un giorno Angelo mi disse:”ho deciso di insegnarti a tatuare”, ed è stato il giorno più bello della mia vita. Da li praticamente ho vissuto per i tatuaggi tutti i giorni, e ho fatto il classico apprendistato vecchia scuola: preparazione degli aghi, pulizia, gestione clienti e tutto quello che mi veniva richiesto. Sono cresciuto li con Angelo e con Stizzo, poi ho lavorato in diversi studi,al Saint Mariner, all’Officina Tattoo Studio, al Pellerossa, al Best of Times e infine sono approdato al Built Strong. Ho collaborato come ospite in diversi studi in Italia, da Samuele Briganti a Orbetello, allo Skinwear da Miss Arianna, da Mojo ad Avellino e da Vladi a Lecce. Ho partecipato anche a un po’ di convention sia in Italia che all’estero, ma devo dire che ora preferisco lo studio perchè riesco ad interagire con i colleghi e ad avere uno scambio tecnico e artistico migliore.”

Anche Edo è d’accordo con Marco:

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Preferisco essere ospitato negli studi sia qui che all’estero piuttosto che andare in convention. In questo modo posso conoscere meglio ambienti diversi e avere più scambio di esperienze con i ragazzi che ci lavorano. Sono stato sia a Los Angeles che a New York e questo mi ha permesso di conoscere meglio il tradizionale americano.”

Continuando con il discorso sul tradizionale, sul modo in cui i ragazzi dello studio si pongono nei confronti di questo mestiere, ci viene naturale chiedere come vedono la clientela di oggi e se ci sono differenze tra città e città.

Marco ed Edo ci raccontano cosi le loro sensazioni:

sicuramente ci sono differenze tra la clientela di oggi e quella di qualche anno fa, e devo dire anche che è molto diverso lavorare in città o in paese. Per esempio in provincia c’è molto più rispetto e fiducia nel confronti del tatuatore, cosa che qui manca, spesso il cliente è arrogante e pretende tutto subito, alle volte pure di insegnarti il mestiere!
Il ragazzetto di oggi non ha voglia di sbattersi, se per esempio io sono pieno per 2 mesi si stufa e cambia studio, spesso scegliendo una qualità inferiore. Noi siamo sempre per privilegiare la qualità alla quantità, ma è una cosa che purtroppo si sta perdendo andando avanti, il tatuaggio viene sempre più visto come un accessorio e spesso non ci si rende conto che è per sempre!”

max brain 2

anche i reality e la massificazione del tattoo hanno cambiato le regole”, ci spiegano i ragazzi, “e come tutte le cose ci sono pro e contro. Ad esempio un messaggio sbagliato che danno è che ci vuole una puntata per fare una schiena intera e che puoi coprire qualsiasi cosa o cancellarla poi col laser. Con questo atteggiamento si perde tutto il fascino del tatuaggio inteso come tale ed è veramente solo visto come un oggetto da sfoggiare. La cosa positiva è che ora viene accettato molto di più rispetto al passato.”

Anche Max ci raggiunge e si unisce a questo discorso, che è un po’ il filo conduttore di tutta la nostra intervista. Anche lui ha fatto l’apprendistato classico al Colors tattoo di Varese, ed è appassionato di tattoo sin da ragazzino:

max brain 1mi ricordo che andavo ancora a scuola e ho visto questo signorotto con una madonna sull’avambraccio, sono rimasto forlgorato, per me era un mito!!! Appena dopo scuola ho iniziato a frequentare lo studio e a disegnare a cannone, e col tempo oltre ai disegni mi sono appassionato al tatuaggio vero e proprio.”

Continua Max:

quello che vedo mancare ai ragazzi di oggi è la passione vera, molti sono incentrati sull’idea di guadagno e dall’aprire subito uno studio, cosa sbagliatissima. Senza una solida base e passione si dura poco in questo ambiente. Una volta era più genuino, c’era più arte, e sicuramente c’erano dei modelli da seguire, con un’etica ben precisa.”

 

max brain

la clientela è della più disparata, c’è sia il ragazzino consapevole di quello che sta facendo sia lo

 scoppiato di 40 anni, è molto variegato, ma come Marco ed Edo anche io vedo il tatuaggio alla vecchia maniera e sono in gradi di dire di no e di rifiutare determinati lavori.”

Questo discorso di etica e rispetto aggiunge valore allo studio, in contrasto con la tendenza che si riscontra oggi, studi altamente specializzati in sottostili particolari ma che poi non sono in grado di affrontare situazioni diverse o una clientela più ampia.

Il rispetto per il tatuaggio traspare da ogni cosa che i ragazzi ci raccontano, e la passione che hanno per questo mestiere è evidente, per esempio Michelangelo ci dice:

michelangelo 1io mi alzo alle 7, alle 9 sono in studio e do il massimo tutto il giorno, non faccio casino la sera e vado a letto presto. Solo restando concentrati e con la dedizione si può fare il tatuatore, la vita da rock star non mi interessa.”

Stesso discorso che riprendono tutti gli altri ragazzi, la dedizione e la passione portano a risultati, è il lavoro che parla per loro, non l’attitudine strafottente o da grande artista, per loro tatuare è un lavoro su commissione, in cui bisogna dare il massimo e soddisfare chi poi porterà il loro lavoro su pelle. Si può essere artisti quanto si vuole quando si lavora su carta, ma su pelle bisogna sapere che compromessi fare e come farli.

Ci sarebbero ancora moltissime cose da scrivere sul Built Strong tattoo, ma preferiamo che siate voi ad andare a farci un salto e a parlare di persona con questi ragazzi, in modo che possano trasmettervi la passione e il rispetto per questo mestiere, oltre ovviamente a farvi un lavoro di altissima qualità. Se volete approfondire i loro stili e vedere i loro lavori cercateli nei link che vi lasciamo qui durante l’intervista, noi di Traditional Tattoo It abbiamo preferito approfondire di più il lato umano ed etico di questo studio piuttosto che farvi una carrellata degli stili e delle tecniche dei loro tatuatori, anche perchè un po’ di segreto vorrete pure lasciarcelo no!!!

Alla prossima e ci sentiamo qui sotto nei commenti!

Un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

Built Strong Tattoo

Via Gaio 6, Milano 20129

02 36504144

shop@builtstrong.tattoo

www.builtstrong.tattoo

Di seguito vi lasciamo i link alle pagine Instagram

Michelangelo

Edoardo

Marco

Max

Silvio

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IL TATUAGGIO TRADIZIONALE GIAPPONESE

La storia del tatuaggio tradizionale giapponese è un argomento complesso e sicuramente non racchiudibile in un unico articolo, per questo oggi cercheremo di tracciare le linee guida che hanno portato il tradizionale giapponese a come lo conosciamo oggi, e i motivi per cui è profondamente diverso rispetto a quello occidentale a cui siamo abituati.

Partiamo!

edo2Le origini del tatuaggio in epoca preistorica sono simili in molte tribù sparse per i vari angoli del globo e in particolare possiamo già parlare delle prime forme di tatuaggio verso il 10.000 A.C., epoca in cui le donne delle tribù Ainu erano solite tatuarsi piccoli marchi sulla parte superiore del labbro in giovane età, in modo da prendere la forma degli dei da loro adorati cosi da confondere e spaventare i demoni che causavamo malattie e pestilenze.

Durante i millenni successivi il tatuaggio assume la connotazione spirituale e sociale tipica delle varie culture primitive delle diverse parti del mondo: oltre a curare le malattie e proteggere dagli spiriti maligni, conferisce anche lo status sociale ai vari membri della tribù stessa.

Dal 300 D.C. Il tatuaggio inizia a essere usato invece come marchio per segnare criminali e fuorilegge. Questa pratica è influenzata dalla cultura della vicina Cina, che vede il tatuaggio come qualcosa di barbaro e primitivo.

Più o meno nel 700 D.C. si ha la prima prova documentata di un tatuaggio usato come pena: “L’imperatore convocò Hamako, Muraji di Azumi, condannandolo dicendo: Hai complottato per ribellarti e rovesciare lo stato, saresti punito con la morte, ma sarai graziato e condannato ad essere tatuato.”

outlawIn questi secoli il tatuaggio viene quindi largamente usato come punizione e vi sono diversi tatuaggi riconoscibili come “criminali”, esempi sono una croce all’interno dell’avambraccio, una linea dritta all’esterno di esso o sulla parte superiore del braccio.
Questa tecnica viene definita Bokukei.
Ogni regione del Giappone adotta i propri simboli per identificare i criminali, ad esempio una di esse usa tatuare il carattere “cane” sulla fronte dei condannati, mentre altre utilizzano cerchi o linee sulle braccia o sul viso. Chi viene marchiato con questo tatuaggio solitamente rimane emarginato dalla società, non può più partecipare ai riti comunitari ed è ostracizzato anche dalla sua stessa famiglia, e questo per i giapponesi è una terribile forma di punizione.

Verso la fine del 17esimo secolo il tatuaggio abbandona la concezione di punizione, in quanto vengono stabilite altre forme di pena e chi lo porta inizia ad abbellirlo ed ingrandirlo con altri temi.

culiIl periodo definito “Edo” segna la cancellazione della pratica del Bokukei e il tatuaggio vive il suo massimo periodo espressivo. Portato con orgoglio da mercanti, pompieri ed artigiani viene influenzato da tutta la cultura classica ed i soggetti sono copiati dalle opere degli illustratori più famosi del periodo. Solitamente l’artista illustratore esegue il soggetto sul corpo, e dopo il tatuatore lo copia.

Questa epoca d’oro però subisce un brusco arresto con la fine del periodo Edo e l’ostracizzazione da parte del governo giapponese della pratica del tatuaggio, dichiarato ora fuorilegge. Questo avviene per fare buona impressione sul mondo occidentale che sta iniziando ad entrare in contatto con la propria cultura, ed ironicamente ai maestri tatuatori è permesso lavorare solo su clienti stranieri, che iniziano a giungere da molti paesi occidentali affascinati da quest’arte.
Tatuare un connazionale è però severamente proibito e molti degli artisti lavorano in clandestinità.

Questo è uno dei motivi per cui la Yakuza è associata al mondo dei tatuaggi e del perchè le cosiddette “body suit” vedono i polsi, gli arti inferiori, il collo e la parte centrale del petto libera: in questo modo i tatuaggi sono copribili dai vestiti e risultano invisibili.

Artist Tattooing Woman's Back

È solo con la fine della seconda guerra mondiale che il tatuaggio torna legale in Giappone, anche se oramai il costume e la cultura, soprattutto da parte degli anziani e del governo, lo vede ancora in modo estremamente negativo. In molti posti è vietato l’ingresso ai tatuati in bagni pubblici, spa o edifici comunali, ed in generale sono molto malvisti sul luogo di lavoro. Anche per strada è raro vedere un tatuaggio tradizionale giapponese, cosa che non avviene invece per quello occidentale, che viene portato con più disinvoltura dai giovani.

Ora questa è solo un’infarinatura generale sul mondo del tatuaggio giapponese e su come viene oggi visto in quest’isola, nei prossimi articoli svilupperemo maggiormente il legame tra il tatuaggio e il crimine, studieremo i soggetti classici e la tecnica dell’Irezumi e approfondiremo tutti gli aspetti che qui abbiamo solo accennato.

Speriamo di aver catturato la vostra curiosità e andremo ad approfondire insieme la cultura che sta dietro al tatuaggio tradizionale giapponese, cultura che è bene ricordare è estremamente diversa dalla nostra.

Alla prossima e ci sentiamo nei commenti qui sotto

un saluto da parte dello staff di Traditional Tattoo It

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OFFICINA TATTOO STUDIO



Rieccoci!
Dopo qualche tempo Traditional Tattoo It è finalmente tornata on the road.

Dimitri DalenoLa fermata di oggi ci porta in centro a Milano, in Piazzale Lima, dove lavorano i ragazzi dell’Officina Tattoo Studio.

Studio diverso da quelli a cui siamo abituati, perchè qui i ragazzi riescono a coprire tutti gli stili, così da soddifare le richieste della clientela.

Ecco quindi che oltre al nostro caro traditional troviamo il giapponese, il realismo, l’ornamentale, il lettering, il neotraditional, il pittorico, tribale e dotwork, new school,ripartiti tra i 12 artisti resident dello studio!

Katia PolastriSi, 12 artisti resident piu guest resident e guest occasionali, in un atmosfera di scambio e confronto di quelle che si potrebbero respirare ad una convention, ma il tutto racchiuso in uno studio.

In realtà in due, perchè l’Officina Tattoo Studio ha 2 sedi, la storica in Via Broggi e la nuova sede in piazza Lima.

 Dimitri hanno iniziato con un piccolo spazio, 2 postazioni e un sacco di passaparola. Essendo entrambi arrivati da altre realtà già affermate una buona base di clientela era già presente, grazie al discorso di fiducia che si instaura tra tatuatore e cliente.

Il percorso di Katia, che è al lavoro mentre la stiamo intervistando, è quello classico:

Ho iniziato ad approcciarmi al mondo del tatuaggio versoi 21 anni, e ho fatto l’assistente in studio da quell’età fino ai 28, poi mi sono detta, perchè non parto anch’io a tatuare!
Passare dall’assistente all’apprendista è stato un passo facile: oltre a occuparmi di tutta la gestione del negozio e della clientela ho iniziato anche a preparare il banchetto, sterilizzare l’attrezzatura e preparare gli aghi, (in quel periodo ancora gli aghi andavano saldati ad uno ad uno).
Fortunatamente essendo da anni in quello studio non ho avuto carenza di cavie per provare i primi tatuaggi e non mi sono mai autotatuata, ho imparato sin da subito a lavorare con diverse pelli”

Dopo questa esperienza insieme a Dimitri ho aperto l’Officina nel 2005, e da li a poco lo staff si è ingrandito a mano a mano, fino al 2013 quando abbiamo deciso di aprire questa nuova sede e siamo arrivati al numero attuale di artisti resident.

qweDicevamo prima che si respira un aria quasi da convention, e infatti la domanda su come lei si trovi in queste manifestazioni viene naturale:

Personalmente le trovo delle esperienze bellissime ed altamente stimolanti, ma sono faticosissime. Ti capita di stare a tuatuare per tutto il giorno, non vai mai a dormire prima delle 2-3 di mattina ed il giorno dopo devi affrontare di nuovo una giornata pienissima.
D’altra parte però ti ritrovi fianco a fianco con artisti che provengono da diverse parti del mondo, con cui ti puoi confrontare, da cui ti puoi far tatuare, o semplicemente il tuo vicino di stand è un tatuatore che non conoscevi e che scopri solo li in convention. C’è anche tutto il discorso attrezzatura, scopri le novità e cosa usano gli altri, ti completi ogni volta.

11667298_924309980948384_1594994838503802072_nStesso discorso vale per le collaborazioni, per i guest resident e per gli stessi resident dello studio: la possibilità di confrontarsi ogni giorno e di avere esperti nel proprio settore crea stimolo e confronto, in quanto la padronanza dello stile e del soggetto è imprescindibile per un tatuaggio fatto bene.

Katia infatti ci dice:
“io sono specializzata in un determinato stile, e l’ho acquisito nel corso degli anni. Nonostante penso che un tatuatore debba essere in grado di affrontare stili differenti in modo professionale, è inevitabile che col tempo se ne prediliga uno rispetto ad un altro, ma per esempio nel mio caso se uno mi chiede un polinesiano non lo affronto come tatuaggio, lo rimando ad un mio collega più ferrato nello studio di quel particolare stile.”

Per essere sempre al passo bisogna studiare sempre, provare nuovi metodi, nuovi materiali, nuove sfide e mai fermarsi, sedersi è la cosa che uccide qualsiasi tatuatore.

11828777_933275770051805_6934611593430459873_nNon capisco infatti il divismo, come in ogni campo ci sono le cosidette veline”, continua Katia “ma la competenza teorica rende l’artista completo, se vai bene solo in uno stile e non sei capace di affrontarne altri entro poco tempo non lavori più.

Per finire il consiglio per chi vuole affacciarsi a questo lavoro è sempre lo stesso: avere voglia, umiltà e accettare il percorso da apprendista, stare sotto un tatuatore e scoprire lungo il percorso questa arte.

Offiina Tattoo Studio è affiliata alla Milano Tattoo School, che rilascia l”attestato legale di operatore di tatuaggi e piercing, ma di questo ne parleremo in un articolo apposito, e nonostante questo il discorso del paragrafo sopra è ancora più valido: avere un attestato non fa di nessuno un tatuatore, il duro lavoro e la passione fanno andare avanti chi ha voglia di intraprendere questa strada seriamente.

Anche questa volta siamo giunti al termine della nostra chiaccherata, ringraziamo tutti gli artisti dell’officina tattoo studio e ci risentiamo sempre qui con le nostre prossime interviste e i nostri articoli!

Alla prossima!

Lo staff di Traditional Tattoo It

Officina Tattoo Studio
Piazza Lima 3, Milano
Tel: 0287388217 – 3474842620
Sito:  http://www.officinatattoo.com/

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