IL TATUAGGIO TRADIZIONALE GIAPPONESE

La storia del tatuaggio tradizionale giapponese è un argomento complesso e sicuramente non racchiudibile in un unico articolo, per questo oggi cercheremo di tracciare le linee guida che hanno portato il tradizionale giapponese a come lo conosciamo oggi, e i motivi per cui è profondamente diverso rispetto a quello occidentale a cui siamo abituati.

Partiamo!

edo2Le origini del tatuaggio in epoca preistorica sono simili in molte tribù sparse per i vari angoli del globo e in particolare possiamo già parlare delle prime forme di tatuaggio verso il 10.000 A.C., epoca in cui le donne delle tribù Ainu erano solite tatuarsi piccoli marchi sulla parte superiore del labbro in giovane età, in modo da prendere la forma degli dei da loro adorati cosi da confondere e spaventare i demoni che causavamo malattie e pestilenze.

Durante i millenni successivi il tatuaggio assume la connotazione spirituale e sociale tipica delle varie culture primitive delle diverse parti del mondo: oltre a curare le malattie e proteggere dagli spiriti maligni, conferisce anche lo status sociale ai vari membri della tribù stessa.

Dal 300 D.C. Il tatuaggio inizia a essere usato invece come marchio per segnare criminali e fuorilegge. Questa pratica è influenzata dalla cultura della vicina Cina, che vede il tatuaggio come qualcosa di barbaro e primitivo.

Più o meno nel 700 D.C. si ha la prima prova documentata di un tatuaggio usato come pena: “L’imperatore convocò Hamako, Muraji di Azumi, condannandolo dicendo: Hai complottato per ribellarti e rovesciare lo stato, saresti punito con la morte, ma sarai graziato e condannato ad essere tatuato.”

outlawIn questi secoli il tatuaggio viene quindi largamente usato come punizione e vi sono diversi tatuaggi riconoscibili come “criminali”, esempi sono una croce all’interno dell’avambraccio, una linea dritta all’esterno di esso o sulla parte superiore del braccio.
Questa tecnica viene definita Bokukei.
Ogni regione del Giappone adotta i propri simboli per identificare i criminali, ad esempio una di esse usa tatuare il carattere “cane” sulla fronte dei condannati, mentre altre utilizzano cerchi o linee sulle braccia o sul viso. Chi viene marchiato con questo tatuaggio solitamente rimane emarginato dalla società, non può più partecipare ai riti comunitari ed è ostracizzato anche dalla sua stessa famiglia, e questo per i giapponesi è una terribile forma di punizione.

Verso la fine del 17esimo secolo il tatuaggio abbandona la concezione di punizione, in quanto vengono stabilite altre forme di pena e chi lo porta inizia ad abbellirlo ed ingrandirlo con altri temi.

culiIl periodo definito “Edo” segna la cancellazione della pratica del Bokukei e il tatuaggio vive il suo massimo periodo espressivo. Portato con orgoglio da mercanti, pompieri ed artigiani viene influenzato da tutta la cultura classica ed i soggetti sono copiati dalle opere degli illustratori più famosi del periodo. Solitamente l’artista illustratore esegue il soggetto sul corpo, e dopo il tatuatore lo copia.

Questa epoca d’oro però subisce un brusco arresto con la fine del periodo Edo e l’ostracizzazione da parte del governo giapponese della pratica del tatuaggio, dichiarato ora fuorilegge. Questo avviene per fare buona impressione sul mondo occidentale che sta iniziando ad entrare in contatto con la propria cultura, ed ironicamente ai maestri tatuatori è permesso lavorare solo su clienti stranieri, che iniziano a giungere da molti paesi occidentali affascinati da quest’arte.
Tatuare un connazionale è però severamente proibito e molti degli artisti lavorano in clandestinità.

Questo è uno dei motivi per cui la Yakuza è associata al mondo dei tatuaggi e del perchè le cosiddette “body suit” vedono i polsi, gli arti inferiori, il collo e la parte centrale del petto libera: in questo modo i tatuaggi sono copribili dai vestiti e risultano invisibili.

Artist Tattooing Woman's Back

È solo con la fine della seconda guerra mondiale che il tatuaggio torna legale in Giappone, anche se oramai il costume e la cultura, soprattutto da parte degli anziani e del governo, lo vede ancora in modo estremamente negativo. In molti posti è vietato l’ingresso ai tatuati in bagni pubblici, spa o edifici comunali, ed in generale sono molto malvisti sul luogo di lavoro. Anche per strada è raro vedere un tatuaggio tradizionale giapponese, cosa che non avviene invece per quello occidentale, che viene portato con più disinvoltura dai giovani.

Ora questa è solo un’infarinatura generale sul mondo del tatuaggio giapponese e su come viene oggi visto in quest’isola, nei prossimi articoli svilupperemo maggiormente il legame tra il tatuaggio e il crimine, studieremo i soggetti classici e la tecnica dell’Irezumi e approfondiremo tutti gli aspetti che qui abbiamo solo accennato.

Speriamo di aver catturato la vostra curiosità e andremo ad approfondire insieme la cultura che sta dietro al tatuaggio tradizionale giapponese, cultura che è bene ricordare è estremamente diversa dalla nostra.

Alla prossima e ci sentiamo nei commenti qui sotto

un saluto da parte dello staff di Traditional Tattoo It

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WELCOME TO THE FREAK SHOW!

“Venghino siori, venghino! Ammirate le meraviglie dell’uomo più tatuato al mondo, le bellezze esotiche, frutto di una terra lontana e ancestrale…”

Poteva suonare più o meno così il discorso di benvenuto di un’ imbonitore all’ingresso di un circo agli inizi del secolo scorso, dove oltre agli spettacoli dei circensi, degli animali ammaestrati e dei giocolieri, era sempre presente l’attrazione del “freak show”.

Come già accennato nel nostro precedente articolo e’agli inizi dell’800 che il mondo dei tatuaggi entra in contatto con quello del circo, ed e’ anche in questo periodo che inizia a costituirsi il circo come viene inteso oggi, con spettacoli itineranti, tendoni e carri. Nel ‘600 e ‘700 i cosiddetti “fenomeni da baraccone” venivano perlopiù esibiti all’interno di pub e locali.
Tattoo-History-Jean-Baptiste-CabriNel 1804 si ha la prima testimonianza di performer tatuati assoldati da un circo: si tratta di  Jean Baptiste Cabri, che si fa tatuare nelle isole Marquesas (Haiti) e si esibisce in vari spettacoli, tra cui la lotta con cani addestrati al combattimento.

Dall’Europa i circhi si spostano poi negli Stati Uniti, e grazie anche al completamento della ferrovia hanno modo di diventare il fenomeno itinerante conosciuto ai più. Il primo uomo tatuato esibitosi negli States e’ James F. O’Connell, che nel 1842 lavora press il Barnum’s American Museum. Le sue storie di come fosse stato catturato dai selvaggi, costretto a sottoporsi a tatuaggi da parte delle vergini del villaggio e a sposare colei che lo tatuò per ultimo, lo rendono incredibilmente popolare a quell’epoca.

Alcuni nomi sono rimasti nella storia di queste esibizioni, e si ricordano personaggi come “The great OMI” o “Captain Constentenus”.

the great omi

“The Great OMI”, nome d’arte di Horace Ridler,nel 1927 si fece tatuare tutto il corpo con un motivo zebrato da parte di George Burchett, un artista locale. Oltre ai tattoo aveva anche modificazioni corporee: denti a punta e un piercing al naso e alle orecchie dove inserire un corno d’avorio.

prince constentenus“Captain Constentenus” invece fu un Greco che passò molto tempo in Birmania, e che si tatuò con l’intenzione di esibirsi in questo genere di spettacoli. Su tutto il suo corpo erano presenti disegni di tigri e di elefanti, ed erano tatuaggi estremamente elaborati per l’epoca. Si racconta che Constentenus abbia impiegato 3 mesi per tatuarsi completamente, e che ogni mattina 4 uomini robusti le tenessero fermo mentre si sottoponeva a sedute di 4-5 ore.

betty broadbentOltre ad artisti maschili anche molte donne intraprendono questa “carriera”: una performer molto famosa fu Betty Broadbent, che viaggiò con il Barnum’s Circus negli anni ’30. Aveva 365 tatuaggi in cui erano rappresentate rose, rondini, cuori, pegamene, stelle e frasi d’amore popolari a quell’epoca.

Per i tatuatori di quel periodo questi “freak show” sono un’opportunità per viaggiare e per far conoscere alla gente i propri lavori. Se durante l’inverno essi stanno nei propri studi, durante la primavera e l’estate si uniscono ai circhi girovaghi tatuando i performers e allestendo i propri banchetti tra i tendoni del circo; una sorta di antenato delle moderne tattoo convention!

La popolarità dei tatuaggi a cavallo tra ‘800 e ‘900 deve quindi molto al circo: se il circo prospera di conseguenza il tatuaggio vive, se il circo fallisce performers e tatuatori rimangono senza lavoro.

a_3x-verticalL’epoca d’oro per questi spettacoli furono i 70 anni che vanno dalla fine dell’800 all’inizio della seconda Guerra mondiale, dagli anni 50 in poi la diffusione del tatuaggio tra le persone e la diversa concezione di quest’ultimo hanno fatto si che questo mestiere scomparisse mano a mano. Oggigiorno pochissimi circhi hanno ancora l’attrazione del “freak show”, e gli artisti che si esibiscono oltre a essere completamente tatuati hanno anche una vasta serie di modificazioni corporee, basti pensare a “lizard man”. Il performer si dedica completamente alla sua trasformazione e crea una sorta di “simbiosi” con il proprio personaggio.

Nonostante questo però il fenomeno dei “freak show” non ha aiutato il tatuaggio ad essere accettato: gli artisti vengono etichettati come “fenomeni da baraccone” già dagli stessi datori di lavoro, e per gli spettatori sono qualcosa si di affascinante, ma in qualche modo deviato e perverso.

Questo fenomeno e’ stato comunque importante nella storia del tatuaggio occidentale, e durante il periodo di massima prosperità gli artisti potevano guadagnare anche 200 dollari a settimana, che per l’epoca erano un gran bella somma!

Il folklore, le storie, le leggende di come questi artisti si siano tatuati, hanno fatto si che essi siano rimasti immortali, e che ancora oggi siano ricordati come dei pionieri nell’arte del tattoo.

Anche per questa volta siamo arrivati alla fine,e speriamo che un po’ di storia vi abbia incuriosito!!

Al prossimo articolo!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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O’REILLY E LA MACCHINETTA PER TATUAGGIO

1891, Samuel O’Reilly è intento a studiare i disegni  di una “penna” trasferente, inventata nel 1876 da Thomas Edison.

Questa “penna” era stata costruita come oggetto per poter replicare documenti scritti: in base al principio elettrico dell’elettromagnetismo essa , grazie ad un pennino in movimento, effettuava una serie di buchi sul foglio da copiare, mentre un piatto rotante con dell’inchiostro trasferiva la traccia su di un nuovo foglio.

Già con questa breve spiegazione si intuisce come la macchinetta originale per tatuaggio inventata da O’Reilly si basi sullo stesso movimento, ma in questo caso l’ago della “penna” inietta l’inchiostro nel derma, lo strato sottostante l’epidermide.

o reallyQuesta prima macchinetta era però basata su di un movimento rotatorio. Questo perché egli si basò sul primo prototipo di “penna” brevettato da Edison, che già nel 1877 modificò progettandone una versione elettromagnetica e non rotativa. Le modifiche di O’ Reilly riguardavano soprattutto l’aggiunta di un serbatoio per l’inchiostro e un tubo per il pennino ridisegnato in modo da poter essere utilizzata sulla pelle.

Da qui in poi la macchinetta rotativa per tatuaggi ha subito relativamente poche modifiche.

O’ Reilly è quindi comunemente riconosciuto come il “padre” della machinetta per tatuaggi, ed il primo che ne ha depositato il brevetto.

wagnerNel 1904 Charles Wagner ottenne il brevetto per una tattoo machine basata sul movimento elettromagnetico, non più rotatorio. Questa era già più simile al disegno della macchinetta odierna: era presente uno swich on/off, che interrompeva il flusso magnetico della bobina fermando di conseguenza il pennino e migliorava il serbatoio dell’inchiostro.

watersAndando avanti con gli anni si arriva al 1929 a Detroit, dove Percy Waters brevetta il design a doppia bobina che oggi è comunemente conosciuto ai più. Le due bobine sono in linea all’interno della struttura, lo switch on/off si può selezionare col dito e gli aghi sono costruiti in modo da bucare gli stencil di plastica applicati su chi si voleva far tatuare.

Per quasi 50 anni questa macchinetta è stata usata da vari tatuatori, ed è stata una delle prime ad essere effettivamente commercializzata in maniera proficua.

Carol NightingaleNel 1979 si ha una nuova miglioria nel design, grazie a Carol Nightingale, che aggiorna la macchinetta a doppia bobina.

Sino ad oggi quindi non si ha avuto un design “standard” uguale per tutte le macchinette, in quanto i tatuatori tendono a personalizzare il proprio strumento e a d adattarlo alle proprie esigenze. Sia in America che in Europa ci sono molti artigiani che continuano a migliorare il design con soluzioni alternative ed all’avanguardia.

Se si vogliono classificare questi strumenti si hanno quindi 2 famiglie: le macchinette rotative e quelle elettromagnetiche, tra cui quelle a doppia bobina sono le più diffuse.

La prima è rimasta praticamente inalteratata rispetto all’idea originale di O’ Reilly, sebbene gli anni l’abbiano migliorata e resa moderna: un motore elettrico fa muovere l’ago su e giù, permettendone il funzionamento.

Quella elettromagnetica fa muovere il sistema di aghi grazie appunto al campo magnetico,  modificandone l’intensità si può scegliere la velocità del movimento dell’ago e operare diversi setting.

Con questo articolo abbiamo voluto darvi una breve infarinatura sulla storia delle macchinette per tatuare, senza approfondire le differenze tra una rotativa ed una elettromagnetica e quale sia la più adatta per lo stile traditional. Queste decisioni le lasciamo a chi fa questo lavoro e che sicuramente ha più esperienza di noi. Personalmente chi vi scrive ha tatuato una rosa fatta con una elettromagnetica ed un veliero fatto con una rotativa, tutt’e due eseguiti  “ad hoc”!

Al prossimo articolo!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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DI SANTI, DI MARINAI E DI PUTTANE

“Non farete delle incisioni sulla vostra carne a causa d’un morto; e non farete figure e segni sopra di voi”. Levitico 19.28, Antico Testamento

La storia del tatuaggio è una faccenda antichissima e delicata, dove la superstizione, le tradizioni, le credenze e la disinformazione l’hanno visto passare nel corso dei secoli da pratica rituale e simbolo di appartenenza sociale a marchio per delinquenti e gentaglia di basso fondo.

Perché tutto questo? Che cosa ha spostato l’ago della bilancia?

tattoo hawaiian

I primi reperti relativi all’arte del tatuaggio si trovano già in mummie del 500 A.C, dove i corpi ritrovati sono chiaramente ricoperti da tatuaggi, si presume di natura terapeutica e sciamanica. Vi sono poi testimonianze nell’antico Egitto, in Grecia e nell’antica Roma, dove per esempio i centurioni si tatuavano il nome dell’Imperatore o del generale per il quale combattevano.

In alcune società tradizionali orientali, dell’Oceania e del Sud Est Asiatico quest’arte è sempre rimasta intatta nel corso della storia, basti pensare ai tribali polinesiani o ai più conosciuti Maori, dove linee e simboli sono densi di significati sociali e spirituali. Non a caso infatti tatuarsi motivi proibiti è considerato un sacrilegio!

Nella società occidentale si hanno testimonianze di persone tatuate già dai Celti e dai Britanni, dove i nobili avevano tatuato lo stemma della propria casata in modo da poter essere riconosciuti in caso di morte in battaglia.

La chiesa ha avuto poi un ruolo importante nella diffusione o no del tatuaggio in epoca antica: i primi cristiani infatti si tatuavano il “tau”, la croce stilizzata di Cristo, sulla fronte, pratica poi abolita da Costantino nel 325. Nonostante questo la tradizione non si è estinta e durante le crociate moltissimi cavalieri avevano tatuato un simbolo che rappresentasse la propria religione, in quanto non vi era sepoltura per i morti in battaglia che non recassero alcun riferimento al proprio credo.

Si racconta che Sant’Antonio avesse un “tau” tatuato sul petto.

E’ nel 787 che tatuarsi diventa proibito per il buon cristiano, Papa Adriano I infatti emana una bolla dove vieta qualsiasi pratica che deturpi il corpo.

sailor 22222222Sembra finita per i tatuaggi in Europa, ma essi riappaiono invece verso la fine del ‘700 grazie ai viaggi del capitano Cook, che riporta nelle terre europee testimonianze di indigeni tatuati e anche qualcuno di loro come schiavo. Anche la parola TATTOO si dice sia stata coniata dallo stesso Cook, che si presume l’abbia inventata a partire dal polinesiano “Tatau”.

Ecco allora che sono i marinai a salvare il tatuaggio e a riportarlo nel vecchio continente, prima esibendo tatuaggi tradizionali indigeni, farciti con rocambolesche storie di come essi siano stati catturati e sottoposti a questa pratica ancestrale, poi sviluppando i soggetti che sono divenuti i classici del tatuaggio traditional occidentale.
E allora rondini, velieri, ancore, fari e tutta la simbologia tipica della cultura marinara si trasferisce sulla pelle di questi lupi di mare, in molti porti iniziano a comparire le prime botteghe di tatuaggi, e tutta la sottocultura della gente che vive a contatto con questa realtà marinara ne rimane attratta.
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Se avete presente i disegni di Sailor Jerry vi ricorderete di un flash con pollo e maiale: venivano tatuati dai marinai sui piedi come portafortuna in caso di affondamento. Infatti le casse con gli animali destinati all’approvigionamento erano sempre le prime a rimanere a galla in caso di naufragio.

Gli uomini e le donne iniziano così ad avere corpi sempre più tatuati e non passa molto tempo prima che i circensi fiutino l’affare!
Agli inizi del ‘900, oltre all’uomo cannone ed alla donna barbuta, si iniziano a vedere negli spettacoli “l’uomo e la donna più tatuati del mondo”, con imbonitori pronti a mostrare questi corpi dipinti ai curiosi venuti apposta per assistere a questi spettacoli.

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…Si ok i santi, ok i marinai, ma le “puttane” in tutto questo dove sono, direte voi che leggete…

Ci viene in “aiuto” Cesare Lombroso (1835-1909) medico, antropologo, criminologo e giurista italiano, considerato pioniere e “padre” della moderna criminologia. Nel suo saggio “l’uomo Delinquente” Lomboso mette in strettissima collaborazione il tatuaggio con l’indole innata ad avere una “morale deviata” del delinquente. Ecco allora che l’uomo tatuato viene considerato un criminale e la donna una prostituta.
In seguito alla diffusione di questo saggio in Italia il tatuaggio viene ancora di più stigmatizzato e ghettizzato, ed è per questo motivo che è fino ai primi anni del 1970 che non esistono botteghe in strada di tatuatori, la pratica rimane nascosta e clandestina.
La rivoluzione culturale, le prime gang di motociclisti e la cultura Hippy aiutano a far uscire di nuovo allo scoperto il tattoo in Italia e si iniziano ad avere i primi tattoo shop.
Da qui in poi il tatuaggio ricomincia a diffondersi tra i giovani italiani, fino agli ultimi 15-20 anni dove si iniza a vedere il “boom”, in cui sempre più persone mostrano alla società il proprio “marchio”.

Ora questa è solo un’infarinatura su come il tatuaggio è passato di epoca in epoca, un sacco di aspetti sono da approfondire e secondo noi ne vale la pena, speriamo dia avervi incuriosito e avvicinato un po’ di più a questo mondo, che va ben oltre il “oh zio fammi un’infinito o una piuma”

Cercheremo con i prossimi articoli di sviluppare alcune delle tematiche che qui abbiamo giusto sfiorato, diteci cosa ne pensate!
Come sempre ci trovate sia qui che su facebook, per qualsiasi curiosità o richiesta!

Al prossimo articolo!
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