MARCHESE & DAN CIPRIANI, THE BLACK RIVER TATTOO

Anno nuovo intervista nuova!
Per la prima intervista del 2015 Traditional tattoo It è andata a trovare Marchese e Dan Cipriani, al The Black River Tattoo.

Come fortunatamente ci è sempre capitato, anche qui abbiamo trovato ragazzi in gamba e un accoglienza strepitosa, oltre alla voglia di raccontarsi da parte dei due tatuatori a noi che alla fine siamo neofiti!

Taccuino alla mano, penna carica e subito il primo a essere messo “sotto torchio” è Marchese, che intanto è alle prese con una cliente ed una mongolfiera. Ci racconta il suo background, che è passato dai graffiti degli anni 90 allo studio dove lavora ora, e che lo ha visto imparare a fare questo mestiere in uno studio “su strada dal 1985”.

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Marchese

Ci racconta Marchese:
“ll mio percorso è iniziato a metà anni 90, quando facevo il graffittaro, assolutamente illegale!, e ho iniziato a lasciare il mio marchio. Da qui anche il nome “Marchese”. Poi sono passato al tatuaggio, e la prima cosa che ho fatto è stato farmi tatuare!  Ho fatto il mio primo pugnale su una gamba e poi dopo un mese subito un altro. Stavo cercando uno studio che mi facesse il tatuaggio e ho trovato questo che diceva: il primo su strada dal 1985. E’ il The Tattoo Shop di Daniele Carlotti. Il mio apprendistato è stato proprio da lui, ed è stato il classico apprendistato, vecchia scuola. Segretario, pulizia negozio e attrezzatura, disegno, disegno, disegno.

“Con lui ho iniziato davvero a fare i tatuaggi, e mi ricordo che il primo periodo non dormivo la notte, tanta era l’ansia per il tattoo del giorno dopo. Mi è piaciuto sin da subito la sensazione che ti dà tatuare un’altra persona: l’adrenalina, e la consapevolezza di sapere che non puoi sbagliare, è un one shoot”

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Dan Cipriani

Dan invece si è avvicinato al tatuaggio durante il periodo della leva, dove già disegnava .

“ i miei commilitoni vedevano i miei disegni e andavano a farseli tatuare, così una volta finito il militare ho iniziato a farmi tatuare negli studi e da i tatuatori che stimo , tuttora lo faccio sempre per imparare e per prendere ispirazione.”

Parlando con Marchese e Dan il discorso continua su cosa intendono loro per tatuaggio, che cosa li spinge a fare questo lavoro e cosa intendono loro per traditional, per tradizione

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Marchese

 

Marchese ci dice:

”il tatuaggio tradizionale per me è quello vecchia scuola, quello dei maestri, sia che si parli di occidentale che di orientale. La differenza è che sull’occidentale all’inizio copi i grandi del passato per farti la mano,puoi ricalcare i disegni, ed il canone estetico è quello: una rondine si farà sempre così, una rosa sempre così ecc…
Ora invece ho iniziato anche a studiare bene il giapponese, e la differenza è che qui non puoi copiare per farti la mano, ci sono le linee guida ma devi essere tu a creare il tatuaggio”

Dan Cipriani

Dan Cipriani

 

Per Dan invece:

“parlare di tradizionale per me è un po’ riduttivo, sento ragazzini che dicono: io faccio solo tradizionale: si ma tradizionale rispetto a cosa? A me appassiona proprio il tatuaggio, sono sempre alla ricerca di fonti, colleziono libri, mi confronto con il lavoro di tantissimi altri artisti, sono affascinato dalla storia del tatuaggio e quello che mi spinge a continuare è la ricerca stessa. Una nuova cosa da apprendere, un nuovo modo, un confronto con un altro artista. Senza di questo, senza la “fame” di tatto, senza la voglia, tanto vale che appendi la macchinetta al chiodo.”

 

Anche Marchese concorda su questo, la ricerca continua e la voglia di migliorarsi, di non sedersi e non fossilizzarsi sui propri lavori o traguardi è importante, perché senza questa voglia sei finito come tatuatore e come studio.

Marchese

Marchese

In merito a questo tatuare in questo periodo è stimolante grazie soprattutto a internet: si ha modo di confrontarsi e di vedere i lavori di moltissimi tatuatori, cosa che quando Marchese e Dan hanno iniziato non c’era:

“passo sempre un paio d’ore al giorno a vedere i lavori di artisti che stimo, o di nuovi tatuatori che magari non conosco neppure. Con internet si scopre ogni giorno un talento nuovo, e c’è una condivisione che era impensabile 8-10 anni fa, dove eri limitato ai lavori dello studio dove stavi imparando e a quelli in zona”, ci dice Danora invece posso vedere cosa fanno i tatuatori da tutto il mondo, e mi stimola per continuare a migliorarmi e a crescere.”

Dan Cipriani

Dan Cipriani

Verissimo, ribatte Marchese:

“ogni tatuatore ti da qualcosa e ti lascia qualcosa, dal maestro che tatua da anni al ragazzino che ha appena preso in mano una macchinetta. Sempre bisogna mettersi in gioco, perché dietro l’angolo c’è sempre qualcuno più bravo, più avanti”

“i più grandi tatuatori sono sempre i più umili, e i più entusiasti del lavoro che fanno” (Dan)

Lo studio poi è sempre aperto a collaborazioni e Dan ogni anno ha il “mal di california”, per cui viaggia e si confronta con tatuatori californiani, gente di cui ha letto nei libri:

“è affascinante vedere come persone di  cui leggi nelle riviste e nei libri ti apra la porta del proprio studio e ti faccia sentire a casa. La prima volta che sono stato ospite in california all’ The Honorable Society non sapevo neanche cosa dire, e invece ho trovato ragazzi umilissimi che mi hanno lasciato tantissimo.”

Qui in italia Dan guarda con attenzione la scuola della capitale, dove ogni anno cresce qualche vero talento.

Marchese

Marchese

Oltre a Dan e Marchese, ora anche il cliente è affamato e “acculturato” sul mondo del tattoo, grazie sempre ai social e anche ai reality. Tutt’e due i ragazzi riconoscono che in qualche modo sono stati positivi, perché hanno sdoganato un po’ il mondo del tattoo e chi viene in studio sa già cosa vuol dire farsi tatuare, anche se ovviamente la realtà di uno studio è ben diversa da quello che il reality fa vedere.

soprattutto, dice Dan, il tatuatore non si deve mai mettere su un piedistallo, o pensare di essere un Dio che dice:io faccio solo questo. Niente di più sbagliato, il tattoo è di chi lo fa, non di chi ne parla. Un lettering, un tribale, un classico, devi essere in grado di fare quello che il cliente richiede.

“infatti io, ribatte Marchese, non sono in grado di fare un realistico o un ritratto, e non mi vergogno di dire al cliente di indirizzarsi verso un altro studio ed un altro tatuatore. Faccio tatuaggi, non imbratto la gente, se non sono in grado non lo faccio.”

I ragazzi ci tengono molto a questa cosa, visto che l’etica del tatuaggio un po’ si sta perdendo. Il rispetto tra tatuatori e tra tatuatore e cliente è fondamentale, ed è una cosa che bisogna tramandare da una generazione di tatuatori alla successiva, il tattoo è una tradizione che deve essere mantenuta da chi fa questo mestiere, non ci si può improvvisare tatuatori senza una vera passione, perché quello che è di moda passa, quello in cui credi resta.

Dan Cipriani

Dan Cipriani

“ogni giorno mi sveglio con il sorriso, dice Marchese, e sono grato a Daniele e a chi mi ha fatto entrare in questo mondo.  Ogni volta che imparo qualcosa, che miglioro, è come una rinascita, è sempre una riscoperta. Non so per quanto farò questo mestiere, ma di sicuro smetterò quando non avrò più lo stimolo a migliorarmi come tatuatore e soprattutto come persona.”

Detto questo ragazzi non sappiamo come chiudere al meglio la nostra intervista, se non dicendovi di documentarvi, di cercare il tatuatore che fa per voi, di andare allo studio, di parlarci. Il tattoo è una passione che passa tra tatuatori e tra clienti, è uno scambio anche umano di sensazioni ed emozioni.

Noi di Traditional Tattoo It vi salutiamo e vi lasciamo come sempre tutti i contatti dello studio, alla prossima intervista!

un saluto

Lo staff di Traditional Tattoo It

 

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