STIZZO, BEST OF TIMES TATTOO

“mi ricordo che giravo per convention con i miei set di tavole in vendita, e con le prime 500mila lire sono andato subito a comprarmi la macchinetta per le linee!”

Siamo tornati a fare interviste!

Anche stavolta siamo a Milano, fermata Porta Romana: 2 passi a piedi ed eccoci arrivati in Via Anfossi 2, dove ci aspetta Stizzo ed il suo Best Of Time Tattoo!

stizzo 4Il Best Of Times è uno studio su strada, un classico, e la vetrina mostra il salottino d’ingresso, con le immancabili tavole appese alle pareti e gli scketch book per i clienti. Noi però veniamo accolti nella saletta dove si tatua, dove troviamo Stizzo alle prese con un pezzo che prende tutto un braccio: le linee sono pronte, ci si porta avanti con un po’ di sfumatura e per questa volta la seduta è conclusa!

Ci prepariamo così alla nostra chiacchierata, e iniziamo a conoscere meglio Stizzo, che ci racconta un po’ la sua storia:

stizzo 3

“ Ho iniziato a tatuare negli anni 90, durante il periodo del servizio civile, ma la passione è nata qualche tempo prima, mi ricordo che avevo questo amico, e il suo fratello maggiore era tutto tatuato: per me era un grande! Ho iniziato anch’io a farmi i primi tatuaggi e d al lì è scoppiata la passione. All’epoca ero un graffitaro, ma col tempo mi sono reso conto che usare le bombolette non mi dava più la soddisfazione che cercavo, ed ero pieno di bozzetti su carta e di disegni già sfumati e colorati, e passavo sempre un sacco di tempo sui fogli. Da lì ho iniziato a disegnare bozze per le tavole ed ho trovato uno studio che mi facesse fare apprendistato. 

Negli anni 90 l’apprendistato voleva dire imparare a usare l’autoclave x la sterilizzazione, pulire gi strumenti, preparare gli aghi e saldarli sulle barre, non era come adesso! Il mondo del tatuaggio poi era ancora molto acerbo, si conosceva poco e non c’era internet per prendere le informazioni e vedere i disegni. Ho tatuato quindi prima l’amico, poi l’amico dell’amico e così via!
Piano piano sono entrato nel giro, ho lavorato in uno studio a Peschiera Borromeo e poi sono entrato nel giro degli studi milanesi: già a metà degli anni 90 il divario tra periferia e città era enorme, a Milano c’erano già studi con tatuatori di fama nazionale!”

Continuando a chiaccherare con Stizzo gli chiediamo poi come mai ha deciso di fare suo lo stile tradizionale piuttosto che un altro, e ci racconta:

stizzo 1“in realtà il mio primo approccio artistico al tatuaggio è stato il giapponese, essendo un ex graffitaro mi trovavo a mio agio a coprire spazi grandi e l’impatto visivo di una tela giapponese mi esaltava. Andando avanti con lo studio ed il disegno mi sono poi avvicinato al tradizionale, ed ho scoperto che utilizzava delle tecniche molto simili alle mie, e mi ha affascinato il fatto che i disegni sono d’impatto: già da lontano quando vedi un tradizionale tatuato devi essere in grado di distinguere il disegno e capirlo, deve saltare fuori dalla pelle.”

L’intervista prosegue e ci soffermiamo un po’ sulla tecnica e sullo stile di Stizzo, che è immediatamente riconoscibile: rossi solidi e uniformi, neri densi, e linee pulite e precise. Il contrasto tra il nero ed il grigio è netto, le sfumature sono utilizzate nei punti giusti ed i colori opachi e spenti risaltano benissimo sulla pelle; non aspettatevi del blu nei sui tatuaggi, lo usa veramente pochissimo!

La ricerca stilistica ed il continuo studio stanno molto a cuore a Stizzo, che infatti ci dice:

“Se tatui e basta ti fossilizzi, io dopo anni resto ancora in piedi le notti a disegnare e a studiare, a produrre, a ricercare. Questo perché voglio essere contento e soddisfatto di quello che faccio, e solo studiando si riesce a cambiare i soggetti e a renderli tuoi: nel tradizionale alla fine i soggetti sono quelli. Ci sono poi periodi in cui mi piace fare una cosa piuttosto che un’altra, dipende dalle sensazioni del momento.”

Andando avanti a parlare insieme arriviamo a toccare l’argomento apprendistato e collaborazioni:

stizzo 2“Parlando sempre di passione ho notato che da parte dei ragazzi c’è un sacco di interesse, ma anche molta ignoranza: sono in pochi quelli che si appassionano seriamente all’arte del tatuaggio. Ho avuto qualche apprendista, e mi è successo che qualcuno mi ha illuso e non ha poi mostrato una vera passione, dopo 2-3 mesi ed il primo tatuaggio si sentiva già realizzato e ha smesso di crescere: non devo essere io quello che lo sprona a continuare, se non hai la passione smetti subito, non è il tuo mestiere. Apprezzo poi i ragazzi che si fanno lo sbattimento di girare per studi mostrando le tavole che producono: metterci la faccia e mostrare i propri disegni è un ottimo modo di approcciarsi, e se posso mi fermo sempre per dare un paio di consigli, magari avessero fatto così con me quando ho iniziato!”

Anche le collaborazioni con altri artisti ovviamente sono importanti per Stizzo, c’è sempre da imparare, e non solo dai maestri, anche un novellino può uscire fuori con un’ottima idea, la crescita ed il confronto sono costanti.
Ci si scontra qualche volta però con una sorta di “divismo” da parte di alcuni tatuatori, che si sentono “salvatori della patria”. Stizzo sorride e rimane divertito dalla similitudine, e ci dice:

“il divismo sinceramente non lo capisco, non stai salvando una vita! Personalmente io voglio essere sempre soddisfatto di quello che tatuo, ed il mio incubo non è non riuscire a diventare famoso, ma quello di non avere più voglia di disegnare e di migliorare!”

Arriviamo così verso la fine dell’intervista, e chiudiamo con una considerazione di Stizzo:

“Cercate di non guardare agli artisti famosi come dei divi, pensate al culo che si sono fatti per arrivare dove sono e l’impegno che ci mettono!!”

Noi continueremmo a chiacchierare all’infinito con Stizzo, ma lo spazio per scrivere è quello che è, quindi se volete conoscerlo e collezionare un suo pezzo, non vi resta che passare dal Best Of Time Tattoo e parlare direttamente con lui. Da parte nostra il pomeriggio è passato in un lampo e più parliamo con gli artisti più ci addentriamo e appassioniamo a questo mondo che sta sotto gli occhi di tutti, ma che non tutti riescono a comprendere a pieno!

Al prossimo articolo!
Un saluto da parte dello staff di Traditional Tattoo It!

 

INFO

BEST OF TIMES TATTOO, Via Anfossi 2, MILANO

TEL: 02 45483929

EMAIL: stizzotattoo@libero.it

FACEBOOK: https://www.facebook.com/stizzotattooartist?fref=ts

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WELCOME TO THE FREAK SHOW!

“Venghino siori, venghino! Ammirate le meraviglie dell’uomo più tatuato al mondo, le bellezze esotiche, frutto di una terra lontana e ancestrale…”

Poteva suonare più o meno così il discorso di benvenuto di un’ imbonitore all’ingresso di un circo agli inizi del secolo scorso, dove oltre agli spettacoli dei circensi, degli animali ammaestrati e dei giocolieri, era sempre presente l’attrazione del “freak show”.

Come già accennato nel nostro precedente articolo e’agli inizi dell’800 che il mondo dei tatuaggi entra in contatto con quello del circo, ed e’ anche in questo periodo che inizia a costituirsi il circo come viene inteso oggi, con spettacoli itineranti, tendoni e carri. Nel ‘600 e ‘700 i cosiddetti “fenomeni da baraccone” venivano perlopiù esibiti all’interno di pub e locali.
Tattoo-History-Jean-Baptiste-CabriNel 1804 si ha la prima testimonianza di performer tatuati assoldati da un circo: si tratta di  Jean Baptiste Cabri, che si fa tatuare nelle isole Marquesas (Haiti) e si esibisce in vari spettacoli, tra cui la lotta con cani addestrati al combattimento.

Dall’Europa i circhi si spostano poi negli Stati Uniti, e grazie anche al completamento della ferrovia hanno modo di diventare il fenomeno itinerante conosciuto ai più. Il primo uomo tatuato esibitosi negli States e’ James F. O’Connell, che nel 1842 lavora press il Barnum’s American Museum. Le sue storie di come fosse stato catturato dai selvaggi, costretto a sottoporsi a tatuaggi da parte delle vergini del villaggio e a sposare colei che lo tatuò per ultimo, lo rendono incredibilmente popolare a quell’epoca.

Alcuni nomi sono rimasti nella storia di queste esibizioni, e si ricordano personaggi come “The great OMI” o “Captain Constentenus”.

the great omi

“The Great OMI”, nome d’arte di Horace Ridler,nel 1927 si fece tatuare tutto il corpo con un motivo zebrato da parte di George Burchett, un artista locale. Oltre ai tattoo aveva anche modificazioni corporee: denti a punta e un piercing al naso e alle orecchie dove inserire un corno d’avorio.

prince constentenus“Captain Constentenus” invece fu un Greco che passò molto tempo in Birmania, e che si tatuò con l’intenzione di esibirsi in questo genere di spettacoli. Su tutto il suo corpo erano presenti disegni di tigri e di elefanti, ed erano tatuaggi estremamente elaborati per l’epoca. Si racconta che Constentenus abbia impiegato 3 mesi per tatuarsi completamente, e che ogni mattina 4 uomini robusti le tenessero fermo mentre si sottoponeva a sedute di 4-5 ore.

betty broadbentOltre ad artisti maschili anche molte donne intraprendono questa “carriera”: una performer molto famosa fu Betty Broadbent, che viaggiò con il Barnum’s Circus negli anni ’30. Aveva 365 tatuaggi in cui erano rappresentate rose, rondini, cuori, pegamene, stelle e frasi d’amore popolari a quell’epoca.

Per i tatuatori di quel periodo questi “freak show” sono un’opportunità per viaggiare e per far conoscere alla gente i propri lavori. Se durante l’inverno essi stanno nei propri studi, durante la primavera e l’estate si uniscono ai circhi girovaghi tatuando i performers e allestendo i propri banchetti tra i tendoni del circo; una sorta di antenato delle moderne tattoo convention!

La popolarità dei tatuaggi a cavallo tra ‘800 e ‘900 deve quindi molto al circo: se il circo prospera di conseguenza il tatuaggio vive, se il circo fallisce performers e tatuatori rimangono senza lavoro.

a_3x-verticalL’epoca d’oro per questi spettacoli furono i 70 anni che vanno dalla fine dell’800 all’inizio della seconda Guerra mondiale, dagli anni 50 in poi la diffusione del tatuaggio tra le persone e la diversa concezione di quest’ultimo hanno fatto si che questo mestiere scomparisse mano a mano. Oggigiorno pochissimi circhi hanno ancora l’attrazione del “freak show”, e gli artisti che si esibiscono oltre a essere completamente tatuati hanno anche una vasta serie di modificazioni corporee, basti pensare a “lizard man”. Il performer si dedica completamente alla sua trasformazione e crea una sorta di “simbiosi” con il proprio personaggio.

Nonostante questo però il fenomeno dei “freak show” non ha aiutato il tatuaggio ad essere accettato: gli artisti vengono etichettati come “fenomeni da baraccone” già dagli stessi datori di lavoro, e per gli spettatori sono qualcosa si di affascinante, ma in qualche modo deviato e perverso.

Questo fenomeno e’ stato comunque importante nella storia del tatuaggio occidentale, e durante il periodo di massima prosperità gli artisti potevano guadagnare anche 200 dollari a settimana, che per l’epoca erano un gran bella somma!

Il folklore, le storie, le leggende di come questi artisti si siano tatuati, hanno fatto si che essi siano rimasti immortali, e che ancora oggi siano ricordati come dei pionieri nell’arte del tattoo.

Anche per questa volta siamo arrivati alla fine,e speriamo che un po’ di storia vi abbia incuriosito!!

Al prossimo articolo!
un saluto dallo staff di Traditional Tattoo It

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